Il 3 febbraio Marano Equo celebra il suo patrono tra processione, ciambelle all'anice e palloni aerostatici colorati
Questa edizione non è stata confermata dall'organizzatore ad oggi. Si consiglia di verificare con l'organizzatore prima di mettersi in viaggio.
A Marano Equo, borgo di poche centinaia di abitanti arroccato tra il Monte Ruffi e la valle dell'Aniene, a una sessantina di chilometri da Roma, il 3 febbraio non è una data qualsiasi. È il giorno di San Biagio, vescovo e martire, patrono del Comune e titolare della chiesa parrocchiale che domina il centro storico. La Festa Patronale di San Biagio è la manifestazione identitaria per eccellenza di questa comunità della Città Metropolitana di Roma Capitale, nel cuore montano del Lazio: un appuntamento che la popolazione prepara con settimane di anticipo e che richiama in paese anche chi vive altrove.
San Biagio fu vescovo di Sebaste, in Armenia, e subì il martirio nel IV secolo durante le persecuzioni. La tradizione lo ricorda soprattutto per il miracolo compiuto su un bambino che stava soffocando a causa di una lisca di pesce: da qui la sua fama di protettore della gola e delle malattie delle vie respiratorie. È questa la ragione del rito più caratteristico della giornata, la benedizione della gola impartita ai fedeli durante la funzione solenne, con l'olio benedetto e le candele incrociate. Un gesto semplice e antichissimo che, a Marano Equo come in tante altre comunità italiane, continua a richiamare in chiesa persone di tutte le età.
Il cuore della giornata è la processione, che parte dalla chiesa di San Biagio Vescovo e Martire dopo la messa solenne. L'effigie del santo viene portata a spalla lungo il dedalo di vicoli che i maranesi chiamano rue, collegati fra loro dai caratteristici trabucchi, i piccoli archi coperti che uniscono gli edifici e che danno al centro storico medievale la sua fisionomia inconfondibile. Al corteo partecipano il clero, le confraternite, i gonfaloni istituzionali del Comune e — negli ultimi anni — anche quello della Città Metropolitana di Roma, a testimonianza del valore che questa tradizione ha assunto oltre i confini del paese.
Alla dimensione religiosa si affianca da sempre quella festiva e conviviale. Nei giorni che precedono la ricorrenza le donne di Marano Equo preparano le ciambelle all'anice, dolci semplici legati alla figura del santo, che vengono poi distribuite gratuitamente in piazza insieme al vino locale. È il momento in cui la festa si fa incontro di paese, occasione per ritrovarsi tra vicini e per accogliere i visitatori.
Il segno più spettacolare resta però il lancio dei palloni aerostatici: grandi globi costruiti artigianalmente con carta velina multicolore che, gonfiati con aria calda, si sollevano sopra i tetti del borgo e si allontanano verso le creste dei Monti Simbruini. Uno spettacolo popolare e povero nei mezzi, ma di grande effetto, che raccoglie in piazza grandi e piccoli con il naso all'insù.
Quando il calendario e il tempo lo consentono, i festeggiamenti si distendono su tre giornate di celebrazioni, messe, musica e momenti conviviali. In quest'ambito trova posto anche la cosiddetta sagra dei pizzigli, legata alla cucina povera locale, che completa il quadro gastronomico della ricorrenza. Le edizioni recenti hanno registrato una partecipazione molto alta: nel 2024 il clima mite permise, come ricordò l'amministrazione comunale, «tre splendidi giorni di festa» vissuti dalle famiglie e dall'intera comunità.
Chi arriva a Marano Equo per San Biagio trova molto più di un evento. Il paese conserva un centro storico medievale intatto, con scorci panoramici sui Monti Simbruini particolarmente suggestivi al tramonto, ed è punto di partenza per escursioni facili tra boschi di querce e castagni verso la Piana del Merro e i ruderi delle rocche di Martino e Suraci. A circa un chilometro dall'abitato sorge il Santuario della Madonna della Quercia, uno dei principali santuari mariani della zona. Il territorio, ricco di sorgenti — fra cui quelle storiche dell'Acqua Marcia che alimentarono l'acquedotto romano — deve il proprio nome agli Equi, il popolo italico che abitava la valle dell'Aniene prima della conquista di Roma.
La Festa Patronale di San Biagio a Marano Equo si celebra tradizionalmente il 3 febbraio, giorno liturgico del santo, con estensione ai giorni immediatamente vicini quando le condizioni lo permettono. Per l'edizione 2026 non è stato reperito alcun programma ufficiale né copertura stampa: si tratta con ogni probabilità di una semplice assenza di comunicazione online, frequente per le feste patronali dei piccoli borghi, e non di una sospensione della manifestazione.
Restano attesi gli appuntamenti consueti: la messa solenne con la benedizione della gola, la processione dell'effigie del santo per le rue del centro storico, la distribuzione delle ciambelle all'anice e del vino in piazza e il lancio dei palloni aerostatici di carta velina. Si consiglia di verificare date e orari direttamente presso il Comune di Marano Equo.
Marano Equo si trova a circa 60 km da Roma, nella valle dell'Aniene. In auto: A24 Roma-L'Aquila, uscita Vicovaro-Mandela, poi SS5 Tiburtina Valeria e strade locali in direzione Agosta-Marano Equo. In treno: linea Roma Tiburtina-Avezzano, stazione di Mandela-Sambuci, poi collegamento su gomma Cotral.
Le celebrazioni religiose e i momenti in piazza sono a partecipazione libera e gratuita; le ciambelle all'anice e il vino sono offerti dalla comunità. Eventuali momenti gastronomici possono prevedere un contributo.
Si tratta di una festa invernale in un borgo di montagna: abbigliamento caldo e scarpe comode per i vicoli in pendenza del centro storico. Parcheggio limitato in paese, conviene arrivare con anticipo. Per date e programma aggiornati si consiglia di contattare il Comune di Marano Equo o la parrocchia di San Biagio Martire (Diocesi di Tivoli e Palestrina).
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Chiesa di San Biagio Vescovo e Martire e centro storico