Il rito propiziatorio del Primo Maggio e la zuppa di legumi e cereali nella Valle del Turano
Il Calendimaggio, che a Paganico Sabino si chiama nel dialetto locale Kalènnemàju, è una delle tradizioni popolari più singolari della provincia di Rieti e dell'intero Lazio. Ogni 1° maggio il piccolo borgo affacciato sulla Valle del Turano, circondato da boschi e castagneti, rinnova un gesto propiziatorio che affonda le radici nella civiltà contadina e nel culto delle calende di maggio, quando il ritorno della primavera veniva accolto come una vera rinascita dopo la durezza dell'inverno.
Il momento centrale è di una semplicità disarmante e proprio per questo colpisce chi vi assiste per la prima volta. Gli abitanti, rigorosamente a digiuno, immergono tre gherigli di noce in un bicchiere di vino pronunciando la formula dialettale "San Félìppu e Jàku, faccio a Kalènnemàju, se mòro affonno, se nò ritorno", invocazione ai santi Filippo e Giacomo la cui ricorrenza cadeva anticamente proprio in questi giorni. Se i gherigli restano a galla, l'annata sarà favorevole ai raccolti; se affondano, il presagio è meno benevolo. È un piccolo oracolo domestico che ogni famiglia ripete da generazioni e che la Pro Loco ha saputo restituire alla dimensione collettiva della festa.
Terminato il rito, la giornata si sposta naturalmente a tavola. I vertuti sono una zuppa povera e sapientissima, nata per consumare le ultime scorte della dispensa invernale prima del nuovo ciclo agricolo: fagioli, ceci, fave, grano e granturco cotti a lungo, aromatizzati con timo selvatico raccolto sui pendii circostanti e mantecati con l'olio extravergine della Sabina, una delle denominazioni più antiche d'Italia. Accanto alla zuppa il menù propone maccheroni al pomodoro, salsicce alla brace, bruschette e il vino locale, serviti sotto le coperture del centro diurno allestito per l'occasione.
La festa non si esaurisce nella gastronomia. Dalla mattina la sala San Nicola ospita le mostre permanenti dedicate agli Attrezzi della civiltà contadina e agli Arredi sacri, testimonianza concreta di un mondo rurale che qui non è ancora del tutto scomparso. Il percorso nel centro storico consente di raggiungere la Torre Portaia e il Belvedere della Rocca, da cui lo sguardo abbraccia il lago del Turano e le montagne circostanti, mentre le chiese di Santa Maria dell'Annunciazione, di San Nicola e di San Giovanni Battista completano la visita al borgo. Gli stand dei produttori locali propongono formaggi, salumi, miele e olio della valle.
L'organizzazione è interamente affidata alla Pro Loco di Paganico Sabino, fondata ufficialmente nel 1981 e attiva con continuità dal 1991: nel 2012 la manifestazione contava già ventidue edizioni realizzate, il che la rende uno degli appuntamenti più longevi e identitari del Comune di Paganico Sabino. La stessa associazione cura durante l'anno altre iniziative molto seguite, dalla Sagra delle Sagne Strasciate alla Castagnata autunnale, oltre a escursioni naturalistiche, concerti e pubblicazioni locali. Negli ultimi anni la festa ha adottato una linea plastic free per ridurre al minimo la produzione di rifiuti.
In poco più di un'ora da Roma si arriva in un borgo di poche decine di abitanti dove una tradizione contadina viene ancora praticata, non ricostruita per i visitatori. È questo che rende il Calendimaggio paganichese diverso dalle rievocazioni più spettacolari: l'accoglienza è familiare, i tempi sono quelli lenti della Valle del Turano e la festa mantiene la misura di una comunità che celebra sé stessa e la propria terra.
Il 1° maggio 2026 Paganico Sabino ha rinnovato il proprio appuntamento con il Kalènnemàju e la Sagra dei Vertuti, in una giornata scandita da orari precisi e da una partecipazione che ogni anno porta nel piccolo borgo reatino visitatori da Roma e da tutta la Sabina. La Pro Loco ha confermato la formula consolidata, con il rito propiziatorio a mezzogiorno e la lunga tavolata pomeridiana.
Le mostre permanenti allestite nella sala San Nicola hanno riaperto in mattinata, mentre il servizio di bus-navetta gratuito dal parcheggio a valle ha garantito l'accesso al centro storico. Nel pomeriggio spettacoli musicali dal vivo hanno accompagnato le degustazioni e la visita al Belvedere della Rocca.
Per tutta la giornata è attivo il servizio di bus-navetta gratuito dal parcheggio.
Paganico Sabino si trova nella Valle del Turano, in provincia di Rieti, a circa 70 km da Roma. In auto: A24 Roma-L'Aquila, uscita Carsoli-Oricola oppure Vicovaro-Mandela, quindi strade provinciali verso il lago del Turano. Da Rieti si percorre la SS578 Salaria per l'Adriatico in direzione Turano. Non esiste stazione ferroviaria nel borgo: la stazione utile più vicina è quella di Mandela-Sambuci sulla linea Roma-Pescara, da cui occorre proseguire in auto.
Il centro storico è a traffico limitato durante la festa. È allestito un parcheggio a valle con servizio di bus-navetta gratuito fino al borgo.
La manifestazione si svolge nella giornata del 1° maggio. L'ingresso al paese, alle mostre e al rito del Calendimaggio è libero; le degustazioni della Sagra dei Vertuti si pagano a consumazione con ticket presso gli stand gastronomici, a prezzi popolari.
Portare scarpe comode: il borgo è in pendenza e il percorso verso il Belvedere della Rocca prevede tratti in salita. Per informazioni aggiornate contattare la Pro Loco all'indirizzo [email protected] o consultare la pagina Facebook Pro Loco Paganico Sabino.
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Centro storico di Paganico Sabino