Il rito del fuoco e la salita all'eremo, nel cuore del Sannio
Nel Comune di Frasso Telesino, in Provincia di Benevento (Campania), il Majo di San Michele è molto più di una festa patronale: è un rito propiziatorio del fuoco che torna ogni anno ai primi di maggio, quando la primavera entra nel pieno e le antiche comunità pastorali celebravano la rigenerazione della natura. Il paese, affacciato sulla valle Telesina e incastonato nel Parco Regionale del Taburno-Camposauro, si accende letteralmente rione per rione, in una notte che appartiene a tutti gli abitanti.
Nei giorni che precedono il 7 maggio i giovani di ogni rione scelgono nei boschi circostanti un albero dalla chioma folta, lo spogliano dei rami laterali e lo piantano al centro dello spiazzo: è il metalo, parola di origine greca che significa «al centro». Attorno al palo viene accatastata a forma di cono la legna raccolta per settimane, mentre la cima si adorna con i fiori di ginestra colti nella piana della Prata. All'imbrunire, dopo la benedizione cristiana, le fiaccole accese a un fuoco comune raggiungono ogni Majo: le pire si alzano nella notte e la comunità intona il Moifà, canto polifonico tramandato oralmente e proprio soltanto di Frasso Telesino. Si balla, si canta e si mangia fino all'alba, mentre i falò continuano a bruciare.
Il secondo tempo della festa è la processione: la statua dell'Arcangelo lascia la chiesa di Santa Giuliana, nel centro storico, e viene portata a spalla lungo il sentiero che sale all'eremo di San Michele, in località Camposcuro, sulla vetta di Monte Sant'Angelo. Qui, accanto alla grotta sacra e alle grandi vasche che raccoglievano l'acqua di pioggia per gli animali dell'alpeggio, si celebra la messa all'aperto e si consuma il pranzo comunitario sull'erba. La statua non torna subito in paese: resta all'eremo per tutta l'estate e rientra in parrocchia solo il 29 settembre, giorno della festa liturgica di San Michele Arcangelo.
Gli studi locali collocano il Majo nella cristianità altomedievale, come rilettura longobarda di culti più antichi legati al fuoco, alla fecondità dei campi e alla protezione dei viandanti e dei pastori: siamo in un territorio che fu dei Sanniti e poi dei Romani, a poca distanza da Benevento, capitale della Longobardia Minor, da dove il culto micaelico si diffuse a partire dalla grotta del Gargano. Le prime testimonianze scritte della devozione a San Michele in questo lembo di Sannio risalgono al 1361. Nella pratica agropastorale il fumo dei Maji aveva anche una funzione di purificazione: le greggi vi passavano attraverso prima della transumanza. Alla dimensione religiosa si affianca poi quella della incubatio, l'antica usanza di dormire nella grotta sacra per ottenere una grazia.
Conosciuto anche come paese del vino, Frasso Telesino conserva un impianto medievale di vicoli e archi, e nel calendario locale il Majo convive con altre devozioni molto sentite, come la Festa del Crocifisso del Brancone. Chi arriva per il Majo trova quindi un borgo del Sannio che si racconta con la sua lingua, i suoi canti e i suoi prodotti, dentro un'area naturalistica protetta a poco più di un'ora da Napoli.
Il Comune di Frasso Telesino ha presentato l'edizione 2026 come «un appuntamento che unisce fede, storia e il calore della nostra comunità attorno ai tradizionali MAJI». Le giornate individuate sono state quelle dal 7 al 10 maggio, con il cuore del rito fissato — come da tradizione — alla vigilia dell'apparizione dell'Arcangelo al Gargano.
Giovedì 7 maggio la chiesa di Santa Giuliana ha aperto la festa con la messa serale; è seguita la benedizione del fuoco in Piazza IV Novembre e, subito dopo, l'accensione dei Maji nei diversi rioni, dove i giovani avevano già eretto il metalo e accatastato la legna raccolta nei boschi del Taburno-Camposauro. Attorno alle pire si è cantato il Moifà, la polifonia orale tipica di Frasso.
Domenica 10 maggio la messa del mattino a Santa Giuliana ha preceduto la processione con la statua di San Michele verso la montagna; a mezzogiorno la celebrazione si è tenuta all'eremo di Monte Sant'Angelo, in località Camposcuro, per i fedeli che avevano affrontato la salita. Da quel momento la statua è rimasta all'eremo, come ogni anno, in attesa del rientro in paese del 29 settembre.
Nelle giornate del 7 e dell'8 maggio il Comune ha adottato provvedimenti di chiusura al traffico e di sicurezza nelle zone interessate dai Maji e dalla processione.
In auto: A1 uscita Caserta Nord oppure A16 uscita Benevento, poi SS 372 Telesina, uscita Frasso Telesino - Dugenta. Da Napoli circa 1 ora e 15 minuti.
In treno: linea Caserta-Benevento, stazione di Frasso Telesino - Dugenta (nel fondovalle), poi collegamento locale o taxi verso il centro abitato.
Il rito del fuoco si svolge la sera, dopo il tramonto, nei rioni del paese; la partenza della processione è dalla chiesa di Santa Giuliana, in Via Piano dei Santi. La messa all'eremo si celebra in quota, in località Camposcuro, e si raggiunge a piedi lungo il sentiero di montagna.
Partecipazione libera e gratuita a tutti i momenti religiosi e alle accensioni dei Maji nei rioni.
Comune di Frasso Telesino, tel. +39 0824 973024.
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Chiesa di Santa Giuliana, rioni del paese ed Eremo di San Michele a Monte Sant'Angelo
Via Piano dei Santi, 82030 Frasso Telesino