L'anticarnevale della Sabina che festeggia la liberazione dallo Stato Pontificio
Il Carnevalone Liberato di Poggio Mirteto, nel cuore della Sabina in provincia di Rieti (Lazio), è forse la festa più anomala del calendario italiano: si celebra quando il Carnevale è già finito, cioè la prima domenica di Quaresima, proprio nel momento in cui la tradizione cattolica impone digiuno e astinenza. Da qui il soprannome di anticarnevale, e da qui il suo carattere dichiaratamente anticlericale, che ne ha fatto un caso di studio dell'antropologia popolare del centro Italia.
La festa affonda le radici in un episodio preciso. Il 24 febbraio 1861 gli abitanti di Poggio Mirteto insorsero contro il potere pontificio e chiesero l'annessione al Regno d'Italia. Secondo la tradizione locale, quando il marchese Gioacchino Napoleone Pepoli propose alla comunità una ricompensa — il passaggio della ferrovia — i poggiani preferirono ottenere il diritto di festeggiare ogni anno la propria liberazione. Nacque così una ricorrenza che il regime fascista soppresse dopo i Patti Lateranensi del 1929 e che venne riportata in vita nel 1977, da allora senza interruzioni.
Due figure di cartapesta dominano la giornata. Il Bammoccio è il fantoccio satirico che raffigura il politico o il potente del momento: entra in piazza a mezzogiorno accompagnato dalla banda e viene esibito per tutto il giorno tra manifesti e cartelloni satirici. La Pantasima, alta struttura portata a spalla, lo accompagna nel corteo. All'imbrunire entrambe le figure vengono date alle fiamme nel rogo che chiude la festa, gesto liberatorio e spettacolare che raduna migliaia di persone in piazza.
La maschera simbolo è il diavolo rosso con il tridente, indossata da centinaia di partecipanti di tutte le età. Dalla tarda mattinata il centro storico si riempie di buskers, bande musicali, artisti di strada e concerti dal vivo sul palco di Piazza Martiri della Libertà, con una programmazione che privilegia cantautorato, folk e musica popolare. Non mancano gli spettacoli e i laboratori dedicati ai bambini, che rendono la giornata adatta anche alle famiglie.
Il menù è parte integrante della provocazione: mentre la Quaresima prescriveva magro e astinenza, a Poggio Mirteto si mangia carne e si beve vino rosso in abbondanza. Gli stand gastronomici allestiti lungo le vie del borgo propongono porchetta, arrosticini, salsicce, formaggi della Sabina e l'immancabile olio extravergine, prodotto identitario del territorio. I proventi degli stand sostengono l'organizzazione della festa, curata da un comitato di volontari insieme al Comune di Poggio Mirteto.
Poggio Mirteto è conosciuto come il paese dei due carnevali: al Carnevalone Liberato si affianca infatti il più antico e tradizionale Carnevalone Poggiano, con sfilate di carri allegorici nelle settimane canoniche. Due anime della stessa comunità, una festosa e familiare, l'altra dissacrante e politica, che insieme raccontano l'identità del borgo sabino.
A poco più di 50 chilometri da Roma e raggiungibile in treno in meno di un'ora, il Carnevalone Liberato offre al visitatore un'esperienza rara: una festa di piazza autenticamente popolare, senza biglietto e senza filtri turistici, in un borgo medievale affacciato sulla valle del Tevere. Chi arriva la mattina ha tempo per visitare il centro storico, la Porta Farnese e le chiese barocche prima che la piazza si riempia.
Domenica 22 febbraio 2026, prima domenica di Quaresima, Poggio Mirteto ha celebrato ancora una volta la liberazione dallo Stato Pontificio con la sua festa più identitaria. La giornata si è aperta alle 11:30 con l'arrivo di buskers, bande e musicisti e con le animazioni dedicate ai bambini; a mezzogiorno hanno aperto gli stand gastronomici e il Bammoccio di cartapesta ha fatto il suo ingresso in Piazza Martiri della Libertà accompagnato dai tamburi della banda.
Nel pomeriggio si sono susseguiti gli spettacoli di strada e i concerti sul palco della piazza, con la partecipazione di artisti del panorama cantautorale e degli spettacoli per bambini di Smisurato e Kitsune. All'imbrunire, come vuole la tradizione, si è consumato il rogo della Pantasima e del Bammoccio, chiusura liberatoria di una giornata che si è protratta fino alle 23:00.
L'ingresso è stato libero e gratuito, con la sola spesa degli stand enogastronomici allestiti lungo le vie del centro storico del Comune di Poggio Mirteto, in provincia di Rieti.
In treno: linea FL1 Roma–Orte, stazione di Poggio Mirteto Scalo, circa 50 minuti da Roma Tiburtina; dalla stazione al centro storico è attivo un servizio navetta nei giorni di festa. Attenzione all'ultimo treno serale di rientro verso Roma (in genere intorno alle 21:40).
In auto: A1 uscita Ponzano Romano–Soratte oppure Salaria SS4; il traffico e i parcheggi in paese sono critici nel pomeriggio, conviene arrivare presto o lasciare l'auto allo Scalo.
Ingresso libero e gratuito. Si paga solo quello che si consuma agli stand gastronomici e ai banchi di vino.
Vestitevi in maschera: la maschera del diavolo rosso è la più diffusa. Portate scarpe comode, il borgo è in salita. La giornata prosegue fino a tarda sera con il rogo e la musica in piazza.
Agriturismi e B&B nella Sabina (Poggio Mirteto, Cantalupo in Sabina, Montopoli di Sabina) oppure pernottamento a Roma con spostamento in giornata.
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Piazza Martiri della Libertà
Piazza Martiri della Libertà, 02047 Poggio Mirteto