Il falò di Sant'Antonio e lo spirito dei boschi tra Ariano e Monticelli
Nel cuore dei Monti Picentini, il Comune di Olevano sul Tusciano (Provincia di Salerno, Campania) custodisce uno dei riti invernali più intensi del Mezzogiorno. Tra il 17 e il 18 gennaio, nella ricorrenza di Sant'Antonio Abate, il paese si divide fra il fuoco e la maschera: da una parte il grande falò acceso nel rione Ariano, dall'altra la comparsa dello Zampaglione, lo spirito dei boschi che attraversa il Borgo Antico di Monticelli fra il fragore delle catene.
La giornata del 17 gennaio è dedicata al fuoco. Uomini vestiti con gli abiti di montagna trascinano grandi tronchi d'albero lungo le strade del rione Ariano per alimentare 'o Catuozzo, il grande falò acceso in onore del Santo. È un gesto collettivo, faticoso e rumoroso, che rinnova ogni anno il legame fra la comunità e il bosco: il legname viene trascinato in corteo fino allo spiazzo del rione e consegnato alle fiamme mentre il paese si raduna attorno al braciere, nella sera più fredda dell'inverno.
Il fuoco di Sant'Antonio, in tutto il Sud Italia, ha un valore purificatore: brucia ciò che è vecchio, scalda la comunità e apre simbolicamente la stagione di Carnevale. A Olevano sul Tusciano questo significato non è mai diventato folclore da cartolina, perché la preparazione del falò resta un lavoro di paese, fatto con le mani e con la fatica di chi conosce ancora la montagna.
Il giorno successivo la scena si sposta nel Borgo Antico di Monticelli. Nel pomeriggio compare lo Zampaglione: una figura selvatica, spirito dei boschi, che percorre i vicoli del borgo antico fra il fragore delle catene, richiamo di antichi simbolismi di purificazione. Accanto a lui la tradizione olevanese conserva la figura dello 'Strascicone, l'altro protagonista dei riti ancestrali legati alla ricorrenza del Santo.
Chi assiste per la prima volta resta colpito soprattutto dal suono: prima ancora di vedere la maschera si sente il metallo strisciare sul selciato, e il borgo si riempie di un rumore che non somiglia a nessuna festa moderna. È una delle ragioni per cui questi riti sono considerati fra i più autentici delle aree interne della Provincia di Salerno.
La giornata di Monticelli non è però soltanto rito: il borgo ospita laboratori dedicati ai bambini e le questue di Carnevale, il momento in cui i gruppi mascherati riprendono possesso delle strade. Questi due giorni funzionano infatti da soglia verso il Carnevale dei Poveri, l'altra grande tradizione di Olevano sul Tusciano, con la sfilata dei dodici mesi a dorso d'asino e il funerale di Re Carnevale.
La Regione Campania ha riconosciuto il valore culturale de «Lo Zampaglione e i riti di Sant'Antonio Abate», iscrivendoli — insieme al Carnevale dei Poveri — nell'IPIC, l'Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano, lo strumento con cui la Regione cataloga pratiche, saperi e tradizioni delle comunità campane secondo i criteri della Convenzione UNESCO del 2003. Le due candidature sono state avanzate dal Comune di Olevano sul Tusciano attraverso l'Assessorato alla Cultura. La documentazione dei riti è seguita anche dal Centro di Documentazione dell'Ecomuseo dei Picentini.
Olevano sul Tusciano è un comune sparso della media valle del fiume Tusciano, ai piedi dei Monti Picentini, formato dalle frazioni di Ariano (sede municipale), Monticelli e Salitto. Il territorio conserva il Castrum Olibani, il castello longobardo che domina la valle da Monte Castello, e soprattutto la Grotta di San Michele Arcangelo, santuario rupestre con affreschi che risalgono al IX secolo. Le colline intorno producono olio extravergine DOP Colline Salernitane: un paesaggio agricolo che spiega bene perché i riti invernali qui parlino ancora di legna, di stagioni e di comunità.
Nel gennaio 2026 Olevano sul Tusciano ha rinnovato i riti ancestrali dello Zampaglione e dello 'Strascicone, ormai iscritti nell'Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano. Il programma si è articolato su due giornate e due luoghi diversi del Comune: il rione Ariano il sabato, il Borgo Antico di Monticelli la domenica.
Il 17 gennaio, giorno di Sant'Antonio Abate, dalle ore 18 gli uomini vestiti con gli abiti di montagna hanno trascinato per le strade i grandi tronchi d'albero destinati a 'o Catuozzo, il grande falò acceso in onore del Santo. Il giorno dopo, nel borgo antico di Monticelli, la giornata è stata dedicata ai laboratori per i bambini e alle questue di Carnevale, fino alle ore 17, quando lo Zampaglione — spirito dei boschi — ha attraversato i vicoli fra il fragore delle catene, evocando antichi simbolismi di purificazione.
L'edizione 2026 è stata anche l'occasione per mostrare al pubblico il valore di una tradizione che la Regione Campania ha riconosciuto formalmente, insieme al Carnevale dei Poveri, come parte del patrimonio immateriale regionale.
Programma ricostruito dalle comunicazioni della stampa locale; gli orari possono subire variazioni decise dagli organizzatori.
Olevano sul Tusciano si trova nella Provincia di Salerno, nell'entroterra della Piana del Sele. In auto si esce dall'autostrada A2 del Mediterraneo (uscita Pontecagnano o Battipaglia) e si prosegue verso la valle del Tusciano. In treno, le stazioni più vicine sono quelle di Battipaglia e Pontecagnano, collegate a Salerno; l'ultimo tratto va coperto in auto o con i bus locali. L'aeroporto di riferimento è Salerno-Costa d'Amalfi a Pontecagnano.
Il 17 gennaio i riti del falò si tengono nel rione Ariano; il 18 gennaio la maschera dello Zampaglione attraversa il Borgo Antico di Monticelli. Entrambi i luoghi sono nel territorio comunale, a pochi minuti d'auto l'uno dall'altro.
La zona è servita dalle strutture ricettive di Battipaglia, Eboli e della fascia costiera di Pontecagnano; Salerno, a circa mezz'ora, resta la base più comoda per chi vuole unire i riti invernali alla visita della città e della Costiera.
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Rione Ariano e Borgo Antico di Monticelli