Il canto itinerante dell'Epifania nel borgo ai piedi del Terminillo
La Pasquarella miciglianese è il grande appuntamento invernale di Micigliano, minuscolo Comune della provincia di Rieti, nel Lazio, adagiato sulle pendici orientali del Monte Terminillo. Ogni anno, nella notte del 5 gennaio, la vigilia dell'Epifania, il paese si trasforma in un presepe vivente: gruppi di cantori percorrono i vicoli in pietra e si fermano davanti a ogni porta per intonare i canti della questua augurale.
La Pasquarella (o Pasquella, nelle Marche e in Umbria) è un rito della tradizione contadina orale, diffuso in tutta l'area appenninica fra Lazio, Umbria, Marche e Romagna. Il nome non rimanda alla Pasqua di Resurrezione ma all'annuncio di una buona notizia: i cantori impersonano i pastori che portano di porta in porta la notizia della nascita di Gesù, anticipando l'arrivo dei Re Magi. Al racconto si intrecciano gli auguri per l'anno nuovo e la richiesta di una piccola offerta, in denaro o più spesso in cibo e vino.
I protagonisti sono i pasquarellari, che indossano l'abito pastorale storico dell'Alta Valle del Velino: scarponi, gambali di lana, pelli di pecora, pantaloni di velluto, camicie di flanella e mantella. Li accompagna un piccolo organico strumentale rimasto immutato nel tempo:
I testi non sono scritti: si tramandano oralmente di generazione in generazione, e ogni borgo del reatino conserva la propria versione di strofe e ritornelli. È proprio questa trasmissione familiare a rendere la Pasquarella di Micigliano un patrimonio immateriale fragile e prezioso.
Il momento più atteso arriva a fine serata, quando i canti si spengono e l'attenzione si sposta sulla Pupazza: una Befana di cartapesta rivestita di fuochi d'artificio che viene accesa in piazza. Il fantoccio che brucia richiama i falò propiziatori legati ai passaggi di stagione: quando la fiamma si spegne restano carbone e cenere, simboli di rinnovamento e di buon auspicio per l'anno che comincia. Lo stesso rito si ritrova, con varianti locali, nella vicina Borbona e in altri borghi dell'area reatina.
Micigliano conta poche decine di residenti stabili ed è uno dei Comuni meno abitati del Lazio. Proprio per questo la Pasquarella ha un valore che va oltre il folklore: è la sera in cui il paese si ripopola, quando chi è emigrato a Rieti, a Roma o più lontano torna nella casa di famiglia. Le offerte raccolte durante la questua vengono poi condivise in una cena collettiva, secondo la logica antica del dono ricambiato.
La Pasquarella non è uno spettacolo da palcoscenico: si svolge nelle strade e sulle soglie delle case, e chi arriva da fuori è accolto come parte del corteo. Bastano scarpe comode per i vicoli in pendenza e abiti pesanti, perché a gennaio la temperatura in quota scende parecchio sotto lo zero. L'organizzazione è curata dall'Associazione Turistica Pro Loco Micigliano-Terminillo, che ogni anno tiene viva la tradizione insieme alle famiglie del borgo.
Micigliano è una base ideale per scoprire l'Alta Valle del Velino: il massiccio del Terminillo con i suoi impianti e i sentieri escursionistici, le gole del Velino, e i borghi vicini di Borbona, Posta e Antrodoco, tutti in provincia di Rieti. Chi arriva per la Pasquarella può facilmente allungare il soggiorno di un giorno e visitare Rieti, capoluogo e centro geografico d'Italia, a una trentina di chilometri.
Anche nel 2026 la tradizione si è rinnovata puntualmente la sera del 5 gennaio. I gruppi di cantori hanno attraversato il centro storico di Micigliano, in provincia di Rieti, fermandosi davanti alle abitazioni per intonare le strofe augurali tramandate oralmente, accompagnati dagli strumenti della tradizione pastorale appenninica.
Come ogni anno la serata si è chiusa con l'accensione della Pupazza, la Befana di cartapesta rivestita di fuochi d'artificio che brucia in piazza a simboleggiare la fine del vecchio anno.
Al termine della manifestazione l'Associazione Turistica Pro Loco Micigliano-Terminillo ha pubblicato un ringraziamento a tutta la popolazione del borgo per il calore e la partecipazione, confermando che la tradizione resta viva e sentita nonostante le ridotte dimensioni del paese.
La Pasquarella non segue un programma da palcoscenico ma il rituale tradizionale della questua:
Gli orari precisi non vengono diffusi in anticipo: la Pro Loco li comunica sui propri canali social nei giorni immediatamente precedenti.
Ogni anno il 5 gennaio, vigilia dell'Epifania, in orario serale. La questua si svolge per le vie del centro storico e si conclude in piazza con l'accensione della Pupazza.
In auto: da Rieti si percorre la SS4 Via Salaria in direzione Antrodoco, poi si sale verso Micigliano (circa 30 km, 40 minuti). In gennaio le strade di montagna possono essere innevate: è consigliato l'uso di pneumatici invernali o catene a bordo.
In treno: la stazione utile più vicina è quella di Antrodoco-Borgo Velino, sulla linea Terni-Rieti-L'Aquila-Sulmona; da lì è necessario proseguire in auto o taxi.
Da Roma: circa 110 km via A24 (uscita Valle del Salto) o via Salaria, poco più di due ore.
La manifestazione è gratuita e si svolge all'aperto. È tradizione lasciare una piccola offerta ai pasquarellari che bussano alla porta.
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Centro storico di Micigliano