Il rito pasquale delle frasche e delle tammorre a Santo Stefano del Sole
La Rosamarina Santostefanese è la più identitaria delle tradizioni di Santo Stefano del Sole, piccolo Comune della Provincia di Avellino, in Campania. Non è una sagra né un cartellone di spettacoli: è un rito di comunità che si rinnova ogni anno fra il Sabato Santo e la Domenica di Pasqua e che coinvolge, di fatto, ogni famiglia del paese. C'è chi prepara le frasche, chi suona, chi canta, chi apre la porta e offre un bicchiere di vino.
All'origine c'era un gesto semplice: donare alle famiglie un rametto di rosmarino — la rosamarina del dialetto locale — da usare per insaporire l'agnello pasquale. Quando il rosmarino non bastò più per tutti, venne sostituito da un ramo di abete o di pino legato con due arance e un limone: una composizione profumata, simbolo di prosperità e di augurio. Nei giorni che precedono la Pasqua la comunità raccoglie i rami, li prepara e li carica su Ape e trattori; i capi-quartiere li distribuiscono poi nelle contrade, casa per casa, così che entro la mattina del Venerdì Santo l'intero abitato appaia addobbato. La frasca viene esposta sul balcone più alto dell'abitazione: è il segnale che indica ai suonatori dove fermarsi.
Il cuore sonoro della Rosamarina è un canto a metà strada fra la tammurriata e la serenata, eseguito con gli strumenti della tradizione popolare campana: tammorre, triccheballacche, organetto, castagnette e putipù. I gruppi percorrono le strade del centro storico e delle contrade, si fermano sotto i balconi ornati e intonano strofe in dialetto, ricevendo in cambio offerte spontanee — in denaro o in prodotti — e, quasi sempre, un bicchiere di vino e i taralli pasquali della tradizione locale.
Le offerte raccolte durante il rito non restano fine a sé stesse: per tradizione finanziano i festeggiamenti in onore di San Vito Martire, patrono di Santo Stefano del Sole, celebrato in paese a giugno e ricordato l'ultima domenica di agosto per la traslazione delle reliquie avvenuta nel 1814. La Rosamarina è dunque anche il primo atto di un lungo calendario devozionale che scandisce l'anno della comunità.
Documentata a Santo Stefano del Sole almeno dai primi del Novecento e fatta risalire con ogni probabilità alla seconda metà dell'Ottocento — quando gli scambi fra la costa e le aree interne portarono in valle strumenti e forme musicali —, la Rosamarina è stata inserita nel 2022 nell'Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale della Campania. A custodirla e promuoverla è l'associazione La Rosamarina APS, affiancata dalla Pro Loco Santostefanese: nel marzo 2026 una delegazione di 83 rappresentanti ha portato il rito fino a Roma, suonando gli strumenti tradizionali all'udienza generale del Papa in Piazza San Pietro.
La Rosamarina non è patrimonio esclusivo di un solo paese: la stessa tradizione, con varianti locali, si celebra anche ad Aiello del Sabato, Cesinali, San Michele di Serino, Santa Lucia di Serino e Serino. È l'elemento culturale che unisce l'intera Alta Valle del Sabato, in quella fascia dell'Irpinia che sale dalle sponde del fiume Sabato verso i Monti Picentini.
Nel 2026 la Pasqua è caduta il 5 aprile: il rito della Rosamarina si è dunque svolto a partire dal Sabato Santo 4 aprile, nel pieno rispetto del calendario mobile che lo lega alla settimana santa. Come vuole la consuetudine, nei giorni precedenti la comunità di Santo Stefano del Sole ha raccolto e allestito le frasche, caricate su Ape e trattori e portate dai capi-quartiere in ogni contrada, così che entro il mattino del Venerdì Santo l'intero paese risultasse addobbato.
L'edizione 2026 è arrivata poche settimane dopo la trasferta romana dell'associazione La Rosamarina APS: nel marzo 2026 una delegazione di 83 rappresentanti del paese irpino è stata ricevuta all'udienza generale in Piazza San Pietro, dove alcuni giovani hanno suonato gli strumenti della tradizione. Un riconoscimento che si è aggiunto all'inserimento del rito, nel 2022, nell'Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale della Campania.
Anche nel 2026 le offerte raccolte di casa in casa sono state destinate, secondo tradizione, ai festeggiamenti in onore di San Vito Martire, patrono di Santo Stefano del Sole.
Il rito interessa l'intero abitato di Santo Stefano del Sole (CAP 83050, Provincia di Avellino): centro storico, quartieri e contrade. Non esiste un unico luogo di ritrovo, perché i gruppi si spostano di casa in casa.
In auto: autostrada A16 Napoli-Canosa, uscita Avellino Est, poi SS 7 bis in direzione Serino; il paese dista una decina di chilometri dal capoluogo irpino. In treno: stazione di Avellino, quindi autolinee locali verso l'Alta Valle del Sabato. Aeroporto più vicino: Napoli-Capodichino, a circa un'ora di auto.
Partecipazione libera e gratuita. Le offerte lasciate ai gruppi sono volontarie e vengono destinate ai festeggiamenti in onore di San Vito Martire.
Conviene parcheggiare all'ingresso del paese e proseguire a piedi, perché le strade interne sono strette e in salita. Per informazioni aggiornate ci si può rivolgere all'associazione La Rosamarina APS o alla Pro Loco Santostefanese.
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Centro storico e contrade di Santo Stefano del Sole