La festa patronale di Oliveto Citra, tra reliquie bizantine, Fiera di Contrada e memoria della Regina del Castello
La Festa di San Macario Abate è l'appuntamento identitario di Oliveto Citra, borgo di poco più di tremila abitanti arroccato a trecento metri di quota nella provincia di Salerno, in Campania, affacciato sulla Valle del Sele. Il patrono si celebra il 24 maggio, ma quando la ricorrenza cade in coincidenza con una grande solennità del calendario liturgico il Comune e la Parrocchia spostano i festeggiamenti al fine settimana successivo, così da permettere a tutta la comunità e agli emigrati di ritrovarsi in paese.
Non è una festa costruita per il turismo: è la giornata in cui il borgo si riconosce. Le strade del centro storico si riempiono di bancarelle fin dalle prime ore del mattino, le famiglie apparecchiano per i parenti tornati da lontano e la sera il paese segue in silenzio la statua del Santo lungo i vicoli, dietro le note della banda musicale.
La figura del patrono ha una storia affascinante e poco conosciuta. Macario — dal greco makarios, «beato», «felice» — apparteneva a una straordinaria famiglia di monaci italo-greci originaria di Collesano, in Sicilia, all'epoca della dominazione araba. Il padre Cristoforo, la madre Kalì e il fratello Saba sono anch'essi venerati come santi. La famiglia si trasferì verso il 941 nell'area monastica del Mercurion, tra Calabria e Basilicata, dove Macario morì nel 1005.
Le sue reliquie giunsero a Oliveto Citra nel 1517, accolte nella chiesa di Santa Maria del Paradiso; furono oggetto di ricognizioni ufficiali nel 1632 e nel 1845, e nel 2012 un busto argenteo contenente i resti del Santo fu benedetto da Papa Benedetto XVI. Da secoli i contadini della valle invocano Macario per la guarigione dalle malattie e per il buon tempo sui raccolti: una devozione concreta, agricola, che spiega perché la festa sia rimasta così sentita.
C'è un secondo filo che rende unica questa data. Proprio durante i festeggiamenti patronali del 24 maggio 1985, dodici ragazzi che giocavano nella piazzetta del Castello normanno raccontarono di aver udito il pianto di un bambino e di aver visto una giovane donna con un bimbo in braccio. Da quel giorno Oliveto Citra è diventata metà di pellegrinaggi legati alla Regina del Castello, con appuntamenti di preghiera che ritornano lungo tutto l'anno. L'anniversario delle presunte apparizioni coincide dunque con la festa del patrono, e i due piani — quello popolare della fiera e quello mariano dei pellegrini — convivono nello stesso borgo.
La struttura dei festeggiamenti è consolidata e si ripete di anno in anno:
Negli ultimi anni il Comune ha dato ai festeggiamenti il titolo di «Sui passi di Macario», inserendoli nel cartellone del Fermenti Art Festival e in un progetto di valorizzazione culturale sostenuto dal PNRR. L'obiettivo dichiarato è promuovere il patrimonio storico, religioso e identitario di Oliveto Citra, mettendo in rete la festa patronale con il museo, il castello e gli itinerari del borgo.
Chi arriva per la festa trova molto più di una processione. Il Castello Guerritore, di impianto normanno e rimaneggiato fino al XVI secolo, domina l'abitato e la valle. Nel territorio comunale si trovano inoltre le celebri mofete, fenomeni naturali di degassamento del suolo — la più estesa è quella della Varchera — che rendono il paesaggio di Oliveto Citra davvero singolare. Intorno, la Valle del Sele offre vigneti, uliveti e una tradizione enogastronomica che il paese celebra in autunno con la storica Festa dell'Uva.
Il 24 maggio 2026 cadeva nella solennità di Pentecoste: per non sovrapporre due celebrazioni maggiori, la Parrocchia Santa Maria della Misericordia e il Comune di Oliveto Citra hanno rinviato la festa patronale al fine settimana successivo, 30 e 31 maggio. La scelta ha permesso di dare più respiro al programma, preceduto da una settimana di preparazione spirituale.
L'iniziativa è stata annunciata dall'amministrazione comunale con il titolo «Sui passi di Macario», un richiamo al cammino che, secondo la tradizione, portò il monaco da Collesano fino al borgo della Valle del Sele. L'edizione 2026 è rientrata nel cartellone del Fermenti Art Festival e in un progetto di valorizzazione culturale sostenuto dal PNRR, pensato per promuovere il patrimonio storico, religioso e identitario di Oliveto Citra, in provincia di Salerno.
Sabato 30 maggio la Fiera di Contrada ha animato dalle 8:00 via P. Capasso, via F. Cavallotti e via A. De Gasperi; in serata rosario, supplica e messa nella cappella rurale, seguiti dalla processione con la banda musicale «Città di Oliveto Citra» diretta dal maestro Antonio Conforti. Domenica 31 le celebrazioni nella chiesa di Santa Maria della Misericordia, la seconda processione e, alle 22:00 in Piazza Garibaldi, lo spettacolo musicale con «gli Equipe 84 La Storia», dedicato al repertorio di una delle band più amate della musica italiana.
In auto: uscita Contursi Terme dell'autostrada A2 del Mediterraneo (Salerno-Reggio Calabria), poi SS 91 in direzione Oliveto Citra, circa 10 minuti. Da Salerno si percorrono all'incirca 45 km.
In treno: la stazione di riferimento è Contursi Terme sulla linea Salerno-Potenza, collegata al paese da autolinee locali; in alternativa la stazione di Salerno, servita dall'Alta Velocità, con proseguimento in autobus o auto a noleggio.
In aereo: aeroporto di Salerno-Costa d'Amalfi (circa 50 km) o Napoli-Capodichino (circa 100 km).
L'offerta ricettiva di Oliveto Citra è limitata a poche strutture tra bed & breakfast e agriturismi. A pochi chilometri si trovano gli alberghi termali di Contursi Terme, la soluzione più comoda per chi si ferma più di una giornata.
Comune di Oliveto Citra, tel. +39 0828 799001 — www.comune.olivetocitra.sa.it. Per i pellegrinaggi legati alla Regina del Castello: Fondazione Regina del Castello.
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Centro storico, Cappella rurale di San Macario Abate e Piazza Garibaldi