L'antico pellegrinaggio di Giano Vetusto ai santuari del Monte Maggiore
Nel cuore dell'alto Casertano, in Campania, il piccolo Comune di Giano Vetusto custodisce una delle tradizioni religiose più suggestive della provincia di Caserta: il Pellegrinaggio in onore del Santo Salvatore, conosciuto dagli abitanti come "Frate Janne". Ogni anno, la prima domenica di maggio, la comunità gianese si mette in cammino verso i santuari che sorgono sulle pendici e sulla vetta del Monte Maggiore, in un rito che intreccia fede, natura e memoria contadina.
Il pellegrinaggio prende avvio dalla chiesa madre di Giano Vetusto, da cui parte la processione guidata da due croci, una maschile e una femminile, portate a turno dai diversi portacroce. Il cammino, lungo circa 25 chilometri, attraversa la contrada Pozzillo e la località Curti, prima di inerpicarsi lungo i sentieri del Monte Maggiore. Dopo una sosta alle "Nocciole", i pellegrini raggiungono il primo santuario, quello di Santa Maria a Frate Janne, dove viene celebrata la prima messa. Il cammino prosegue poi fino al secondo santuario, dedicato al Santo Salvatore, arroccato sul Monte Caprario a circa 860 metri di quota, dove si celebra la seconda messa.
Elemento inconfondibile del pellegrinaggio è la "Mazza e' Sàntu Salvàtore", il bastone che accompagna ogni pellegrino lungo il cammino. Si tratta di un bastone in legno di olmo, la cui corteccia viene incisa e poi lavorata con la tecnica della pirografia fino a formare un motivo regolare e decorativo. Benedetto ai santuari, il bastone viene custodito nelle case come segno di protezione: un tempo i contadini lo utilizzavano come oggetto augurale legato alla fertilità dei campi e del bestiame.
Il culto del Santo Salvatore è antichissimo e profondamente radicato nell'identità di Giano Vetusto: si racconta che non vi sia famiglia del paese che non invii almeno un proprio rappresentante al pellegrinaggio. La data, all'inizio di maggio, non è casuale: coincide con il mese decisivo per la produzione dei frutti, in un intreccio tra devozione religiosa e antichi riti propiziatori legati al ciclo agricolo. Al santuario giungono ogni anno anche pellegrini dei paesi vicini, tra cui Rocchetta e Croce, Pietramelara, Riardo, Roccaromana, Pontelatone, Formicola e Calvi Risorta.
Oltre al suo valore religioso, il pellegrinaggio è anche un'esperienza di immersione nella natura del massiccio del Monte Maggiore, tra boschi, sentieri ed eremi che si aprono su panorami dell'intera piana campana. Camminare lungo questo itinerario significa attraversare un paesaggio che unisce spiritualità, escursionismo e tradizione popolare, in una delle testimonianze più autentiche del patrimonio immateriale della provincia di Caserta.
Come ogni prima domenica di maggio, la comunità di Giano Vetusto ha rinnovato nel 2026 l'antico pellegrinaggio al Santo Salvatore. La processione è partita dalla chiesa madre guidata dalle due croci tradizionali, ha attraversato le contrade Pozzillo e Curti e ha raggiunto, dopo la sosta alle Nocciole, i santuari di Santa Maria a Frate Janne e del Santo Salvatore, dove sono state celebrate le due messe. Anche quest'anno i fedeli hanno portato con sé la caratteristica Mazza di San Salvatore.
Prima domenica di maggio, partenza di primo mattino dalla chiesa madre di Giano Vetusto; cammino di circa 25 km con soste alle contrade Pozzillo, Curti e alle Nocciole; prima messa al santuario di Santa Maria a Frate Janne e seconda messa al santuario del Santo Salvatore sul Monte Maggiore.
Giano Vetusto si raggiunge in auto dall'uscita autostradale di Capua (A1), proseguendo verso l'alto Casertano; le stazioni ferroviarie più vicine sono quelle di Capua e Sparanise, sulla linea Roma-Napoli.
Il pellegrinaggio si svolge a piedi lungo circa 25 km di sentieri montani: sono indispensabili scarpe da trekking, acqua e abbigliamento a strati. La partenza avviene di primo mattino dalla chiesa madre. L'evento è gratuito e aperto a tutti.
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Santuario del Santo Salvatore (Monte Maggiore)