La processione della Madonna della Cintura e la Pasquetta che a Marano si festeggia di martedì
Questa edizione non è stata confermata dall'organizzatore ad oggi. Si consiglia di verificare con l'organizzatore prima di mettersi in viaggio.
A Marano di Napoli, comune della Città metropolitana di Napoli in Campania, il lunedì dopo Pasqua non è una semplice gita fuori porta. Il Lunedì dell'Angelo è dedicato alla devozione: la statua della Madonna di Vallesana, conosciuta anche come Madonna della Cintura, viene portata in processione su un carro artistico lungo le vie del centro storico fino alla chiesetta di Vallesana, dove è custodita tutto l'anno. Le grigliate, le scampagnate e i pranzi in compagnia si spostano invece al martedì successivo: una consuetudine che i maranesi difendono da generazioni e che distingue nettamente questo comune dal resto d'Italia.
La devozione affonda le radici nel 1639, quando l'arrivo dei frati agostiniani diffuse a Marano il culto della Madonna di Vallesana. Furono proprio gli agostiniani ad aggiungere all'effigie la cintura nera, simbolo del loro ordine: da qui il doppio nome con cui ancora oggi i fedeli si rivolgono alla Vergine. Da allora la piccola chiesa di Vallesana, sorta ai margini dell'antico casale che dà il nome alla zona, è diventata il punto di riferimento di una religiosità popolare tramandata per oltre tre secoli, di padre in figlio, senza mai interrompersi.
Il momento centrale della giornata è l'uscita del carro artistico che accompagna la statua. Il corteo muove dalla chiesa di Vallesana, attraversa le strade del centro storico maranese e vi fa ritorno, scandito da preghiere, canti e dalla partecipazione compatta di famiglie, comitati e devoti. È una delle manifestazioni di religiosità popolare più sentite dell'area a nord di Napoli: la dimensione liturgica e quella comunitaria si intrecciano senza soluzione di continuità, e per molti maranesi emigrati altrove è l'occasione annuale per tornare in paese.
Lo spostamento dei festeggiamenti laici al martedì ha dato vita a quella che in zona viene chiamata, con affetto e una punta di autoironia, «Pasquetta dei cafoni». Non si tratta di un caso isolato in Campania: la stessa abitudine si ritrova a Giugliano in Campania, dove il martedì è animato dalla celebre tammurriata giuglianese, e a Nocera Inferiore, dove la scelta risale addirittura a una disposizione vescovile del Cinquecento nata per evitare gli scontri fra i pellegrini dei due rioni. A Marano la ragione è invece tutta devozionale: quando, nel dopoguerra, il Lunedì dell'Angelo divenne festa nazionale, la comunità decise di non rinunciare alla propria processione e spostò semplicemente le scampagnate di ventiquattr'ore.
Più che una festa in senso stretto, la Pasquetta Maranese è un rito collettivo che scandisce il calendario cittadino e rafforza il senso di appartenenza. Coinvolge famiglie intere, gruppi di giovani, comitive di amici; il martedì le comitive si spostano verso le colline e le campagne dei Campi Flegrei che circondano il comune, con pranzi all'aperto che durano fino a sera. È un modello di festa popolare che non ha bisogno di palchi né di biglietti: vive del passaparola, della cucina di casa e della fedeltà a un'abitudine antica.
Con quasi 58.000 abitanti, Marano di Napoli è uno dei comuni più popolosi dell'hinterland settentrionale del capoluogo campano. Il suo territorio conserva tracce di insediamenti antichissimi — l'area di Vallesana era già un casale in età medievale — e si affaccia sul sistema collinare dei Campi Flegrei, con masserie, orti e vigneti che spiegano perché il martedì di Pasquetta sia da sempre dedicato alle gite in campagna. Chi arriva da fuori trova qui una delle tradizioni religiose più autentiche e meno turistiche della Provincia di Napoli, vissuta interamente dalla comunità locale.
Con la Pasqua caduta domenica 5 aprile 2026, la ricorrenza maranese si è articolata come da consuetudine su due giornate: lunedì 6 aprile, Lunedì dell'Angelo, con la processione della Madonna di Vallesana — la Madonna della Cintura — portata su carro artistico dalla chiesetta di Vallesana lungo le vie del centro storico; martedì 7 aprile con le scampagnate, le grigliate e i pranzi all'aperto che i maranesi chiamano «Pasquetta dei cafoni».
Nel marzo 2026 la cronaca locale campana ha dedicato un servizio a questa consuetudine, descrivendola come una delle tradizioni più radicate del comune della Città metropolitana di Napoli e sottolineando come continui a coinvolgere famiglie, giovani e interi gruppi di amici. Non è stato invece diffuso un programma orario ufficiale della processione, gestita secondo le modalità consolidate della comunità parrocchiale.
La spiegazione è storica: quando nel dopoguerra il Lunedì dell'Angelo divenne festa nazionale, i maranesi scelsero di non rinunciare alla processione e spostarono le gite fuori porta al giorno seguente. Da allora il binomio lunedì devozionale / martedì popolare è rimasto immutato, e nel 2026 si è ripetuto ancora una volta.
La processione parte dalla chiesa di Vallesana, nell'omonima zona di Marano di Napoli (CAP 80016), e percorre le strade del centro storico prima di rientrare al punto di partenza.
Marano di Napoli si raggiunge facilmente in auto dalla Tangenziale di Napoli e dall'Asse Mediano; l'area è collegata al capoluogo e ai comuni limitrofi da autolinee su gomma. Nei giorni della processione può essere previsto il divieto di transito lungo il percorso del corteo: conviene parcheggiare fuori dal centro storico e proseguire a piedi.
La partecipazione è libera e gratuita: si tratta di una manifestazione religiosa e popolare che si svolge su suolo pubblico.
Per assistere alla processione conviene arrivare con buon anticipo lungo il percorso. Il martedì successivo, giornata delle scampagnate, molte attività commerciali della città osservano orari ridotti: chi vuole pranzare fuori faccia riferimento alle strutture dell'area flegrea.
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Chiesa di Vallesana e centro storico di Marano di Napoli