Il patrono di Riardo festeggiato nella Domenica in Albis, tra triduo, processione e serate di musica a Villa Violati
A Riardo, piccolo Comune di poco più di duemila abitanti in provincia di Caserta, Sant'Antonio Abate non si festeggia il 17 gennaio, come vuole la memoria liturgica, ma nella Domenica in Albis, la domenica successiva alla Pasqua. È una scelta antica e profondamente identitaria, che sposta la festa del patrono dal cuore dell'inverno alla primavera piena: quando il borgo medievale, arroccato sulle pendici settentrionali dei Monti Trebulani, può finalmente aprirsi alle processioni, alle luci e alle serate all'aperto. Per chi arriva da fuori, è l'occasione di vedere una festa patronale della Campania interna nella sua forma più genuina, lontana dai grandi circuiti turistici.
La tradizione riardese affonda le radici nella metà del Seicento. Dopo una drammatica pestilenza — la stessa che nel 1656 devastò il Regno di Napoli — la comunità volle onorare il santo eremita spostandone i festeggiamenti alla Domenica in Albis, e da allora non ha più cambiato idea. Nella Chiesa Madre di Santa Maria a Silice, cuore religioso del paese, si conserva la statua lignea di Sant'Antonio Abate legata alla memoria di quegli anni e alla munificenza della duchessa Aldobrandini, accanto alla venerata statua della Vergine di scuola napoletana.
Alla festa erano un tempo associati riti contadini che il paese ricorda ancora: l'accensione del fuoco, la benedizione degli animali portati in piazza — Sant'Antuono è il protettore delle bestie da cortile e da stalla — e l'acqua del cosiddetto «campanello di Sant'Antuono», che secondo la credenza popolare aiutava i bambini con difficoltà di linguaggio. Sono tracce di una civiltà rurale che qui non è mai stata del tutto archiviata.
La festa non comincia la domenica, ma tre giorni prima. Nella Chiesa Madre si celebra il triduo: recita del Santo Rosario alle 18.30 e celebrazione eucaristica alle 19.00, guidate dal parroco don Marco Stolfi. Sono serate raccolte, frequentate soprattutto dai riardesi, che preparano spiritualmente la giornata solenne e danno il ritmo lento tipico delle feste di paese.
La parte civile dei festeggiamenti si concentra a Villa Violati, spazio all'aperto che ogni anno ospita orchestre, live band e artisti della scena napoletana e casertana. Negli anni recenti vi si sono alternati nomi molto amati del repertorio popolare campano, dalle orchestre da ballo ai cabarettisti-cantautori: un cartellone volutamente popolare, pensato per far ballare tre generazioni insieme. È qui che la festa patronale smette di essere solo rito e diventa ritrovo collettivo.
Vale la pena arrivare qualche ora prima. Riardo conserva un borgo fortificato con il castello di origine longobarda, testimonianza di un insediamento di origini antichissime, già noto ai Romani per le sue acque. Proprio le sorgenti del territorio hanno fatto la fortuna moderna del paese: qui si trovano gli stabilimenti di imbottigliamento di celebri acque minerali effervescenti naturali, tra le più conosciute d'Italia. Il paesaggio è quello dell'Alto Casertano, fatto di uliveti, vigne e piccoli centri collinari a poca distanza da Teano, Pietramelara e Roccamonfina.
Nel 2026 la Pasqua è caduta il 5 aprile e, di conseguenza, la Domenica in Albis è stata il 12 aprile: la comunità di Riardo, nell'Alto Casertano, ha quindi vissuto i festeggiamenti del patrono da giovedì 9 a domenica 12 aprile. Il triduo di preparazione, aperto giovedì 9, ha riunito ogni sera i fedeli nella Chiesa Madre di Santa Maria a Silice con il Rosario e la celebrazione eucaristica guidata dal parroco don Marco Stolfi.
La parte civile si è concentrata a Villa Violati. Sabato 11 aprile la serata è stata affidata all'Orchestra «Noi del Sud», seguita dall'esibizione di Tony Tammaro, tra i volti più popolari della canzone comica napoletana. Domenica 12, dopo la processione, il palco è tornato ad accendersi con «Le Note di Niki's Band».
La domenica è cominciata all'alba con il giro bandistico del complesso «Ritmo e Armonia» di Riardo, diretto dal maestro Nicola Tartaglia. Sono seguite le Messe delle 8.30 e delle 11.00, quest'ultima con il panegirico del santo, e alle 17.45 la processione con la statua di Sant'Antonio Abate lungo le consuete vie del paese. L'organizzazione è stata curata dal parroco insieme al Comitato Festeggiamenti Patronali, con la collaborazione dell'intera comunità.
In auto: uscita Caianello dell'autostrada A1 Roma-Napoli, poi strade provinciali verso Riardo (pochi chilometri). In treno: stazione di Riardo-Pietramelara sulla linea Roma-Cassino-Napoli, a breve distanza dal centro. In aereo: aeroporto di Napoli-Capodichino, a circa un'ora di auto.
Le celebrazioni religiose e la partenza della processione sono alla Chiesa Madre di Santa Maria a Silice; gli spettacoli serali si tengono a Villa Violati.
Celebrazioni, giro bandistico e processione sono liberamente accessibili. Per gli spettacoli serali non risultano biglietti: le fonti locali non segnalano alcuna prevendita.
Scarpe comode per i vicoli in pendenza del borgo, una felpa per la sera (in aprile le temperature calano dopo il tramonto) e pazienza per il parcheggio. Per dormire, l'offerta è concentrata negli agriturismi dell'Alto Casertano e negli alberghi di Teano e Vairano Patenora.
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Chiesa Madre di Santa Maria a Silice e Villa Violati