Il 3 febbraio Palombara Sabina celebra il suo patrono tra Mazzette, processioni e benedizione della gola
Il 3 febbraio a Palombara Sabina, Comune della Città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio, non è un giorno come gli altri. È la festa patronale di San Biagio, vescovo di Sebaste e martire, protettore del paese e — nella devozione popolare — protettore della gola. La ricorrenza ha da sempre anche un valore civile: uffici pubblici, scuole e molte attività commerciali osservano la chiusura, e l'intera comunità converge sulla Chiesa Arcipretale dedicata al santo, nel centro storico arroccato ai piedi dei Monti Lucretili.
Il cuore identitario della festa è la tradizione delle «Mazzette»: quattro piccole statuette del santo che identificano i «Festaroli», cioè i devoti incaricati di organizzare i festeggiamenti. Ogni anno i Festaroli vengono estratti a sorte e ricevono in custodia una statuetta, che conserveranno nella propria casa per tutti i dodici mesi successivi. Durante l'anno i devoti si ritrovano periodicamente nelle case dei Festaroli per le preghiere consuetudinarie: una forma di religiosità domestica e collettiva che sopravvive in poche comunità della Sabina.
Il passaggio delle Mazzette avviene solennemente il giorno della festa, in processione, accompagnato dalla Banda Musicale e — secondo l'uso locale — da spari di mortaretti nei pressi delle abitazioni dei Festaroli. È il momento in cui la responsabilità della festa passa simbolicamente da una famiglia all'altra, garantendone la continuità.
Al termine di ogni Messa i fedeli si mettono in fila per ricevere la benedizione della gola, il rito più caratteristico della devozione a San Biagio: il sacerdote accosta due candele incrociate — o l'olio benedetto del santo — alla gola di ciascuno pronunciando la formula tradizionale, «per intercessione di San Biagio, vescovo e martire, il Signore ti liberi dal male della gola e da ogni altro male». A Palombara questo gesto, chiamato anche unzione della gola, è vissuto con una partecipazione che va ben oltre l'appuntamento liturgico e coinvolge anche chi torna in paese appositamente per l'occasione.
La festa di San Biagio si affianca a quella di Sant'Antonio Abate nel calendario invernale palombarese e condivide con essa la stessa struttura rituale: sorteggio, statuette affidate alle famiglie, processioni, banda, mortaretti. Sono usanze nate in una società contadina, dove la devozione al santo si intrecciava con la scansione dell'anno agricolo e con l'identità civica del paese. Oggi, pur trasformate, restano un patrimonio immateriale vivo e un'occasione preziosa per capire come si celebra davvero una festa patronale nell'entroterra laziale, lontano dai circuiti turistici.
Il paese sorge a circa 40 chilometri da Roma, all'interno del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, dominato dal Castello Savelli che ne definisce il profilo. Chi arriva per la festa trova un borgo medievale di vicoli stretti e scorci sulla campagna sabina, con la Chiesa di Sant'Egidio e la Chiesa Arcipretale di San Biagio come poli della giornata. Il periodo — pieno inverno — regala un'atmosfera raccolta, molto diversa da quella delle sagre estive: è una festa di paese autentica, fatta di campane, banda e fila davanti all'altare.
Anche nel 2026 Palombara Sabina ha rispettato la data fissa del calendario liturgico, celebrando il patrono martedì 3 febbraio. Il programma diffuso dalla Parrocchia San Biagio e Sant'Egidio ha ricalcato la struttura tradizionale, articolata in due momenti principali: la mattina con il raduno dei Festaroli e la processione verso la Chiesa Arcipretale, la sera con la Messa solenne e il passaggio delle Mazzette.
La giornata ha mantenuto il suo carattere di festa civile oltre che religiosa, con la consueta chiusura di uffici e scuole nel Comune. Molto partecipata, come ogni anno, la benedizione della gola al termine di entrambe le celebrazioni.
La sera precedente la festa si tiene il sorteggio dei nuovi Festaroli, ai quali vengono affidate le statuette del Santo da custodire in casa per tutto l'anno.
In auto da Roma: Grande Raccordo Anulare, uscita Via Salaria (SS4) verso Rieti, poi deviazione per Palombara Sabina; in alternativa Via Nomentana (SP636). Il percorso richiede circa un'ora. In treno e autobus: la linea Cotral collega Roma (stazione Tiburtina / metro B) a Palombara Sabina con corse quotidiane. Il centro storico è pedonale nei giorni di festa: conviene parcheggiare nei posteggi a valle e salire a piedi.
Chiesa Arcipretale di San Biagio e Chiesa di Sant'Egidio, entrambe nel centro storico di Palombara Sabina, collegate dal percorso della processione.
Partecipazione gratuita a tutte le celebrazioni e alle processioni.
Il 3 febbraio molte attività del paese sono chiuse per la festa patronale: meglio verificare in anticipo orari di bar e ristoranti. Abbigliamento invernale caldo, il borgo è in collina e le processioni si svolgono all'aperto. Per l'orario aggiornato delle Messe conviene consultare il sito della Parrocchia San Biagio e Sant'Egidio.
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Chiesa Arcipretale di San Biagio
Piazza San Biagio, 00018 Palombara Sabina