Novena, pellegrinaggi e devozione popolare nel sacello paleocristiano di San Prisco
La Solennità di Santa Matrona Vergine è l'appuntamento religioso più sentito dell'inverno a San Prisco, comune della provincia di Caserta, in Campania. Ogni anno, a un mese esatto dal Natale, la comunità si stringe attorno a Matrona, venerata insieme al protovescovo Prisco come patrona del paese. Le celebrazioni si svolgono nella Parrocchia Santa Croce e San Prisco - Santa Maria di Loreto e richiamano fedeli e pellegrini anche dai comuni dell'area tifatina e da Santa Maria Capua Vetere, l'antica Capua.
La tradizione racconta di una nobildonna della Lusitania, l'attuale Portogallo, afflitta da dolori addominali cronici. Secondo la leggenda, san Prisco, primo vescovo di Capua, le apparve in sogno indicandole il luogo della propria sepoltura: Matrona raggiunse allora l'antica Capua, ottenne la guarigione e fece edificare una basilica presso la tomba del santo, rimanendovi fino alla morte. Da qui nasce il patronato sulle sofferenze del ventre e sulle donne in attesa, che ancora oggi spiega la straordinaria affluenza di devoti del 25 gennaio.
Il cuore della festa è il sacello di Santa Matrona, la piccola cappella inglobata nella basilica arcipretale di Santa Croce. Gli studiosi la datano fra la fine del V e la metà del VI secolo. I mosaici paleocristiani che la rivestono costituiscono un unicum in Campania: per qualità reggono il confronto solo con quelli di Ravenna e di Roma. Dominano i fondi blu intenso, i toni freddi e le tessere dorate di gusto bizantino; nella lunetta d'ingresso campeggia il Cristo benedicente affiancato dalle lettere apocalittiche alfa e omega.
Il calendario della festa si apre con la novena, che accompagna la comunità nei giorni precedenti la ricorrenza liturgica con preghiere, catechesi e celebrazioni serali. Il 25 gennaio è il giorno più intenso: le messe si susseguono senza sosta dall'alba a sera e riempiono la basilica per l'intera giornata; in diverse edizioni una delle celebrazioni principali è stata presieduta dall'arcivescovo di Capua. La giornata è scandita anche dalla tradizionale diana mattutina e dagli spari a salve che annunciano al paese l'inizio dei festeggiamenti. Nei giorni vicini alla solennità la statua della santa viene portata a spalla dai devoti in un lungo corteo per le strade del centro.
La devozione si esprime attraverso gesti tramandati di generazione in generazione. I fedeli attendono in fila, spesso dalle prime luci del giorno, per accedere al sacello; molti sfiorano con un fazzoletto la statua della santa e lo portano poi sul proprio ventre, chiedendo sollievo dai dolori. Non è raro incontrare pellegrini che raggiungono San Prisco a piedi da località anche lontane.
Attorno alla chiesa la festa assume il volto di una antica fiera contadina. Sul sagrato si allineano le bancarelle degli artigiani con gli utensili della stagione: i setacci per la farina, le canestrelle di vimini per il pane, le cucchiarelle, mestoli di legno intagliati a mano. Accanto ci sono i banchi dei dolci, con le celebri mele zuccherate di Santa Matrona, simbolo di abbondanza e fertilità, e lo zucchero intrecciato chiamato in dialetto framblicchio o 'o zuccariello. La ricorrenza cade nel periodo tradizionale della macellazione del maiale: festa religiosa e calendario agricolo si intrecciano da sempre.
A San Prisco si ripete un proverbio che ne riassume il significato stagionale: «A Santa Matrona 'a jurnata s'allonga 'e n'ora», il giorno di Santa Matrona la giornata si allunga di un'ora. È la festa che annuncia la fine del cuore dell'inverno e il ritorno della luce, con un evidente sostrato di antiche celebrazioni legate ai cicli della terra.
La solennità di gennaio, tutta incentrata sul culto di Matrona e sul suo sacello, è distinta dalla grande festa patronale di San Prisco e Santa Matrona che il paese celebra a fine agosto con luminarie, processione delle statue dei santi protettori, concerti e spettacoli pirotecnici. Chi cerca l'atmosfera più raccolta e devozionale, e il contatto diretto con i mosaici del sacello, troverà nell'appuntamento invernale l'occasione migliore. La visita si può abbinare facilmente all'Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere e alla Reggia di Caserta, entrambi a pochi chilometri.
Il Comune di San Prisco ha indicato per il 2026 un calendario esteso, dal 16 al 26 gennaio, ospitato dalla Parrocchia Santa Croce e San Prisco - Santa Maria di Loreto. L'arco di date comprende la novena preparatoria, la solennità del 25 gennaio e la giornata conclusiva del 26.
Come da tradizione consolidata, il 25 gennaio la basilica ha ospitato una successione ininterrotta di celebrazioni eucaristiche dal mattino presto fino a sera, con l'accesso al sacello di Santa Matrona aperto ai pellegrini per tutta la giornata. Restano centrali i gesti devozionali storici, dal fazzoletto sfiorato sulla statua all'arrivo a piedi dei fedeli dai paesi vicini.
Nelle vie del centro sono tornate le bancarelle degli artigiani e dei dolciumi con setacci, canestrelle, cucchiarelle di legno, mele zuccherate e framblicchio, gli elementi che da generazioni accompagnano la festa invernale di San Prisco, in provincia di Caserta.
Le celebrazioni si tengono nella Parrocchia Santa Croce e San Prisco - Santa Maria di Loreto, a San Prisco (CE), dove si trova il sacello paleocristiano di Santa Matrona. Il centro del paese è pedonalizzato nelle ore di maggiore affluenza.
La partecipazione alle celebrazioni e la visita al sacello sono gratuite. Le bancarelle di dolci e artigianato praticano prezzi popolari.
Comune di San Prisco, Via Michele Monaco 92, 81054 San Prisco (CE) - tel. +39 0823 790111. Aggiornamenti sul programma liturgico sui canali della parrocchia.
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Basilica di Santa Croce e San Prisco - Sacello di Santa Matrona