La festa della trebbiatura del Mulino Caputo nei campi di grano del Casertano
Il Capodanno del Mugnaio non è una sagra di piazza, ma qualcosa di più raro: una festa contadina che si svolge letteralmente in mezzo al grano, nel momento esatto in cui la mietitrebbia entra nel campo. È il Mulino Caputo, storica azienda molitoria napoletana attiva dal 1924, a organizzarla ogni anno per celebrare la fine del ciclo agricolo e l'inizio di quello nuovo. Per il mugnaio, infatti, l'anno non comincia a gennaio ma con la trebbiatura: da quel chicco appena raccolto dipenderanno tutte le farine dei dodici mesi successivi.
Nel 2026 la manifestazione ha tagliato il traguardo della decima edizione e per la prima volta è stata ospitata su terreni del Comune di Pontelatone, in Provincia di Caserta, nel cuore della Campania collinare che guarda al massiccio del Monte Maggiore. Una scelta che ha dato all'appuntamento una cornice diversa dalle pianure dell'agro aversano dove si era svolto negli anni precedenti.
Nato nel 2016 insieme al progetto di filiera Grano Nostrum, il Capodanno del Mugnaio è il momento in cui la famiglia Caputo riunisce nei propri campi agricoltori, agronomi, ricercatori universitari, pizzaioli, panificatori e pasticcieri. L'idea è semplice e potente: mostrare a chi lavora la farina da dove arriva davvero il grano, chi lo semina, con quali varietà e con quali pratiche agronomiche. Non un evento promozionale, ma una giornata di lavoro condiviso che finisce in festa.
Il rito è sempre lo stesso: si guarda la trebbiatura, si discute in campo dei risultati della raccolta, si firmano o si rinnovano i contratti di filiera con gli agricoltori e infine si mangia tutti insieme, all'aperto, ciò che quel grano diventerà.
Uno degli aspetti più interessanti della manifestazione è il legame stabile con il Dipartimento di Agraria dell'Università di Napoli Federico II, il cui lavoro è coordinato dal professor Mauro Mori. Nei Campi Caputo vengono testate varietà di grano tenero per verificarne la resa e la resistenza al cambiamento climatico, alle diverse altitudini e ai diversi suoli del Mezzogiorno.
Molto spazio, nelle ultime edizioni, è stato dato anche alla sostenibilità: la sostituzione progressiva dei fertilizzanti chimici con concimi organici, la riduzione delle emissioni e l'idea di un ciclo agricolo a scarto zero, in cui i sottoprodotti della molitura tornano all'allevamento. Temi tecnici, raccontati però con parole comprensibili, davanti alle balle di paglia.
Il progetto Grano Nostrum, avviato nel 2016, è considerato il primo contratto di filiera del grano tenero nel Mezzogiorno. Oggi coinvolge oltre 3.000 ettari coltivati distribuiti fra Campania, Lazio, Puglia, Basilicata e Molise, con l'obiettivo di garantire agli agricoltori un prezzo stabile e al mulino una materia prima tracciata e coerente con le esigenze dei professionisti dell'arte bianca.
Dopo la trebbiatura e i confronti in campo, il Capodanno del Mugnaio si trasforma in una grande tavolata all'aperto. Sono i pizzaioli, i panificatori e i pasticcieri campani a mettersi ai forni: pizze appena sfornate, panettoni artigianali fuori stagione, graffe e grandi torte celebrative. È il passaggio simbolico che chiude il cerchio: dal chicco raccolto poche ore prima all'impasto lievitato, con la stessa farina al centro di tutto.
Pontelatone è un piccolo comune di collina della Provincia di Caserta, alle pendici del Monte Maggiore, in un'area conosciuta per l'olio extravergine, i vigneti e una campagna ancora poco toccata dal turismo di massa. Si trova a breve distanza da Capua e da Caiazzo, in quel triangolo dell'entroterra casertano che negli ultimi anni è diventato uno dei riferimenti della nuova pizza campana. Ospitare qui la festa del grano ha un valore evidente: riporta l'attenzione su un'agricoltura interna che resta la base della gastronomia napoletana più celebre nel mondo.
Il Capodanno del Mugnaio non ha una sede fissa: ogni anno si sposta in uno dei Campi Caputo, seguendo la maturazione del grano. Nel 2025 la nona edizione si era svolta a Frignano, sempre in Provincia di Caserta; nel 2026 la decima è arrivata a Pontelatone. Chi vuole seguirlo deve quindi controllare di volta in volta la comunicazione del Mulino Caputo, che annuncia data e località a ridosso della trebbiatura, generalmente fra la fine di giugno e i primi giorni di luglio.
L'edizione 2026 ha segnato un anniversario importante: dieci anni dalla prima trebbiatura celebrata dal Mulino Caputo insieme ai propri agricoltori. La festa si è spostata per la prima volta a Pontelatone, nell'alto Casertano, in un'azienda agricola condotta da Francesco D'Amore, dove circa venti ettari di grano tenero erano pronti per la raccolta.
Le note di una canzone degli anni Sessanta hanno accompagnato l'ingresso della mietitrebbia nel campo, secondo un rito che si ripete da dieci stagioni. Intorno, la famiglia Caputo al completo, gli agricoltori della filiera, pizzaioli, panificatori e pasticcieri chiamati a raccontare il percorso del chicco prima della trasformazione in farina.
Al centro della giornata, oltre alla mietitura, il tema della sostenibilità agronomica: l'amministratore delegato Antimo Caputo ha illustrato il passaggio ai concimi organici in sostituzione di quelli chimici e l'idea di un ciclo produttivo a scarto zero, mentre il professor Mauro Mori del Dipartimento di Agraria della Federico II ha presentato i risultati delle sperimentazioni sulle varietà di grano tenero più resistenti al cambiamento climatico.
L'edizione 2026 si è tenuta a Pontelatone (CE), su terreni agricoli dei Campi Caputo, presso l'azienda agricola di Francesco D'Amore. La sede cambia ogni anno: verificare sempre l'annuncio del Mulino Caputo prima di mettersi in viaggio.
L'alto Casertano offre l'anfiteatro campano e il Museo Archeologico di Santa Maria Capua Vetere, il borgo di Caiazzo, la Reggia di Caserta (Patrimonio UNESCO) a circa mezz'ora d'auto e numerose aziende agricole visitabili lungo le colline del Monte Maggiore.
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Campi Caputo — azienda agricola di Francesco D'Amore