Il festival gratuito e diffuso che porta la musica di Django Reinhardt sull'isola del Golfo di Napoli
Il Raduno Jazz Manouche di Procida è uno degli appuntamenti più originali del panorama jazzistico campano. Non è un festival costruito attorno a un palco unico, ma un evento diffuso: la musica si sposta di giorno in giorno fra le marine, le terrazze e le corti dell'isola, seguendo la luce e il ritmo lento della vita procidana. Il filo conduttore è il jazz manouche, il linguaggio inventato negli anni Trenta da Django Reinhardt e dal Quintette du Hot Club de France, fatto di chitarre acustiche, violino, contrabbasso e improvvisazione.
La manifestazione si svolge nel Comune di Procida, in provincia di Napoli, in Campania: un'isola di poco più di quattro chilometri quadrati che nel 2022 è stata Capitale italiana della Cultura e che, proprio grazie alla sua scala minuta, si presta a un festival dove pubblico e musicisti finiscono per condividere gli stessi vicoli, le stesse spiagge e le stesse tavole.
Il Raduno è nato nel 2017 da un'idea del chitarrista procidano Alessandro Butera, che ne cura tuttora la direzione artistica. In pochi anni l'appuntamento è diventato un piccolo culto per gli appassionati del genere, capace di attirare sull'isola musicisti provenienti da tutta Italia e dall'estero. La formula non è cambiata: concerti gratuiti, masterclass aperte a chi suona, jam session che proseguono fino a notte fonda e una dimensione conviviale che è parte integrante del progetto.
Nel corso delle edizioni il programma si è aperto anche oltre il repertorio manouche in senso stretto, accogliendo world music, folk, canzone d'autore e progetti che rileggono la tradizione musicale napoletana. L'idea di fondo, ribadita dagli organizzatori, è che la musica sia soprattutto suono, ricerca e scrittura, più che etichetta di genere.
La scelta delle location è uno dei punti di forza del Raduno. Ogni concerto è pensato per un contesto preciso:
Uno degli assi portanti del Raduno è la masterclass di chitarra jazz manouche, pensata come esperienza formativa completa e non come semplice lezione dimostrativa. Le giornate prevedono lezioni collettive suddivise per livello, approfondimenti su tecnica, repertorio e consapevolezza stilistica, oltre a momenti di pratica d'insieme che sfociano naturalmente nelle jam session serali.
Negli anni si sono alternati docenti di riferimento della scena italiana ed europea. Chi si iscrive può anche soggiornare in strutture convenzionate sull'isola: una scelta voluta, perché è nella condivisione dei giorni - non solo delle ore di lezione - che il Raduno costruisce la propria identità. I posti sono limitati e le iscrizioni si chiudono con largo anticipo rispetto all'evento.
Tutti i concerti del Raduno sono gratuiti. È questa la caratteristica che, insieme alla dimensione diffusa, ha reso l'appuntamento popolare ben oltre il pubblico degli specialisti: nelle giornate del festival le piazzette, i vicoli, le terrazze e le spiagge dell'isola si riempiono di migliaia di spettatori arrivati da tutta Italia e dall'estero. Chi arriva per il mare finisce per fermarsi ad ascoltare, e chi arriva per la musica scopre un'isola che a giugno non ha ancora la folla dell'alta stagione.
Il Raduno si tiene tradizionalmente a giugno, in un fine settimana lungo. È il periodo migliore per visitare Procida: le temperature sono già estive, il mare è balneabile e i collegamenti con Napoli e Pozzuoli sono frequenti. Data la capienza ridotta delle strutture ricettive dell'isola, conviene prenotare alloggio e ristoranti con un buon anticipo.
Il Raduno Jazz Manouche di Procida è tornato nel 2026 con la sua IX edizione, in programma dall'11 al 14 giugno. Quattro giorni - uno in più rispetto alla formula del triduo delle edizioni precedenti - costruiti attorno alle tre parole chiave scelte dalla direzione artistica: musica, studio e condivisione.
Il cartellone 2026 ha riunito Chiaré, Daniele Corvasce, Filippo Dall'Asta, Nicolson, PS5, Sara Gioielli e Suonno d'Ajere: una pluralità di proposte artistiche che, pur restando fedele all'omaggio a Django Reinhardt, ha allargato lo sguardo alla canzone d'autore, alla riscoperta della tradizione napoletana e alla ricerca sonora contemporanea.
Il concerto inaugurale, giovedì 11 giugno alle 21, si è tenuto in uno spazio inconsueto e carico di memoria: il cortile dell'ex carcere di Terra Murata, il borgo fortificato che domina Procida dall'alto. Nei giorni successivi la programmazione si è spostata fra le marine e le piazzette dell'isola, alternando concerti gratuiti, masterclass e jam session.
Procida si raggiunge solo via mare. I traghetti e gli aliscafi partono da Napoli (Molo Beverello per gli aliscafi, Calata Porta di Massa per i traghetti) e da Pozzuoli, con collegamenti frequenti soprattutto nella stagione estiva; la traversata da Pozzuoli dura circa 25-40 minuti, quella da Napoli poco più. L'approdo è a Marina Grande. Sull'isola gli spostamenti si fanno a piedi, con i microbus di linea o in taxi: l'accesso delle auto dei non residenti è fortemente limitato nei mesi estivi, quindi conviene lasciare il mezzo sulla terraferma.
Tutti i concerti sono gratuiti e ad accesso libero. Sono a pagamento e su iscrizione le masterclass di chitarra manouche, con posti limitati e pacchetti che possono includere l'alloggio sull'isola: quote e modalità vengono comunicate dagli organizzatori sui canali social del Raduno.
Procida offre soprattutto B&B, case vacanza e piccoli alberghi, concentrati fra Marina Grande, Corricella e Chiaiolella. Nel fine settimana del Raduno la disponibilità si esaurisce rapidamente: la prenotazione anticipata è indispensabile. In alternativa si può soggiornare a Napoli o a Pozzuoli e raggiungere l'isola in giornata.
Portare scarpe comode: la salita a Terra Murata è ripida e i concerti serali si svolgono in alto, sopra il porto. Vale la pena arrivare con qualche ora di anticipo per visitare l'Abbazia di San Michele Arcangelo e godersi il tramonto sul Golfo prima dell'inizio della musica.
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Terra Murata, Marina Corricella, Chiaiolella e Marina Grande