Il funerale goliardico di Vicienzo 'e Carnavale e la cantata dialettale dei dodici mesi
A San Nicola la Strada, comune della provincia di Caserta in Campania, il martedì grasso non finisce tra i coriandoli: finisce con un funerale. «La morte di Carnevale e i Rurece Mise» è il rito goliardico con cui il paese saluta Vicienzo 'e Carnavale, il personaggio che incarna ogni forma di eccesso umano, e accompagna la comunità dal rumore e dalla confusione del Carnevale alla sobrietà, alla penitenza e al digiuno della Quaresima. Un rito antico, come lo definiscono gli organizzatori, «che il nostro paese continua a custodire».
Tutto comincia nel pomeriggio, quando il feretro di Vicienzo 'e Carnavale esce dal cortile di via Appia spinto da volontari in maschera. Il corteo funebre, scortato da Polizia Locale e Protezione Civile, attraversa le strade del centro tra lamenti esagerati, prefiche vestite di nero e risate: in passato l'itinerario ha toccato via Le Taglie, via Patturelli, via Bronzetti, viale Italia e viale Europa, raccogliendo lungo il percorso famiglie, curiosi e bambini. Il tono è volutamente parodistico, perché il pianto per Carnevale è in realtà una festa collettiva.
Il corteo si conclude nel cortile dell'Associazione Nostra Signora di Lourdes, in via Appia 133, dove va in scena «I Rurece Mise», la cantata dialettale dei dodici mesi dell'anno. Ogni mese prende voce e corpo in un personaggio che si presenta al pubblico con versi in dialetto campano, tra ironia contadina e immagini del calendario agricolo. È una forma di teatro popolare diffusa in tutta la Terra di Lavoro e nel Mezzogiorno, legata al Carnevale perché nell'antico calendario romano l'anno nuovo cominciava proprio verso la fine di febbraio: cantare i mesi significava allontanare la sfortuna e augurare un buon raccolto.
Dopo la cantata arriva la parte più attesa, la rappresentazione vera e propria de «La morte di Carnevale». Si susseguono la veglia e il compianto, il duetto comico fra il Signor Capitone e Pulcinella, la lettura dell'eredità affidata a un'avvocatessa che distribuisce lasciti improbabili fra i presenti. Il finale è sempre lo stesso: il fantoccio viene dato alle fiamme e con lui bruciano simbolicamente gli eccessi dell'anno appena trascorso. Il pubblico partecipa, risponde alle battute, riconosce i vicini di casa sotto il trucco.
La caratteristica più forte delle ultime edizioni è il ruolo dei più piccoli: sono i bambini di San Nicola la Strada a interpretare i dodici mesi, imparando il dialetto e il lessico della cultura contadina locale. Gli organizzatori li definiscono «custodi della memoria comunitaria», ed è proprio questo passaggio generazionale a garantire che la tradizione non diventi un pezzo da museo. Accanto a loro recitano attori adulti del paese, in un cast che mescola età, mestieri e famiglie diverse.
Non è un carnevale di carri allegorici né uno spettacolo costruito per i turisti: è una festa di quartiere diventata appuntamento cittadino, gratuita e aperta a tutti, dove il dialetto campano è la lingua della scena e la strada è il vero teatro. Chi visita Caserta e la sua Reggia nei giorni di Carnevale trova qui, a pochi minuti di distanza, uno degli esempi più vivi di teatro popolare della provincia: una serata di partecipazione corale che tiene insieme memoria, identità locale e divertimento.
Il martedì grasso 2026 a San Nicola la Strada è cominciato alle 16.00 in via Appia 102, davanti alla sede dell'associazione culturale La barca di Teseo, da dove è partito il corteo funebre goliardico con il feretro di Vicienzo 'e Carnavale. Sotto la vigilanza di Polizia Locale e Protezione Civile il corteo ha attraversato le strade cittadine fino al cortile dell'Associazione Nostra Signora di Lourdes, in via Appia 133.
Nel cortile è andata in scena la cantata «I Rurece Mise», interpretata dai bambini del paese che per l'occasione hanno imparato il dialetto e il lessico della cultura contadina locale: gli organizzatori li hanno definiti «custodi della memoria comunitaria». È seguita la rappresentazione de «La morte di Carnevale», con la veglia e il compianto delle prefiche, il duetto comico fra il Signor Capitone e Pulcinella e la lettura dell'eredità affidata all'avvocatessa.
Nei panni del «morto» Vincenzo Carnevale è salito in scena Bruno Carnevale; la vedova è stata interpretata da Paolo Nicolella, la comare da Eufemia Sparaco, mentre fra le prefiche hanno recitato Loredana Iacelli, Elena Mingione e Sofia Di Nuzzo. La serata, a ingresso gratuito, si è chiusa come vuole la tradizione con il rogo del fantoccio, sotto la direzione artistica di Germano Iacelli e con il patrocinio della Pro Loco Calatia.
Il corteo parte dalla sede associativa di via Appia e si conclude nel cortile dell'Associazione Nostra Signora di Lourdes, in via Appia 133, a San Nicola la Strada (CE). Tutte le fasi si svolgono all'aperto, lungo le strade cittadine e nel cortile.
Si parcheggia nelle vie limitrofe: durante il passaggio del corteo alcune strade possono subire chiusure temporanee gestite dalla Polizia Locale.
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Cortile dell'Associazione Nostra Signora di Lourdes
Via Appia 133, 81020 San Nicola la Strada