La corsa a piedi nudi sul monte Serra San Giacomo e la devozione al patrono, l'ultima domenica di agosto
Questa edizione non è stata confermata dall'organizzatore ad oggi. Si consiglia di verificare con l'organizzatore prima di mettersi in viaggio.
Salvitelle è un piccolo comune della provincia di Salerno, affacciato sulla Valle del Tanagro, nella Campania interna. Ogni anno, nell'ultima domenica di agosto, il paese si ferma per onorare il suo protettore, San Sebastiano Martire, con una festa che intreccia riti religiosi, tradizione popolare e appuntamenti civili. Accanto alla statua del patrono viene portata in processione anche quella di San Giuseppe, che in passato era il protettore del paese: un dettaglio che racconta bene la stratificazione delle devozioni locali.
Non si tratta di una semplice sagra estiva. La festa di San Sebastiano è il momento in cui la comunità si ricompone: tornano gli emigrati, si riaprono le case, le piazze si riempiono di generazioni diverse. È per questo che l'amministrazione comunale la considera il principale evento identitario del calendario cittadino, sostenuto anche dalla Regione Campania e dalla Provincia di Salerno.
Il cuore della festa è la corsa podistica a piedi nudi «Serra San Giacomo», che si disputa nel tardo pomeriggio della domenica patronale. I podisti partono dalla sommità del monte Serra San Giacomo e scendono verso il centro abitato lungo un sentiero sconnesso, fatto di pietre, sterpi e rovi, rigorosamente scalzi. Non è una gara aperta a chiunque: per partecipare bisogna essere nati a Salvitelle o avere radici familiari nel paese, e corrono uomini, donne e ragazzi.
All'arrivo i corridori entrano nella chiesa madre e baciano il piede della statua del santo, con gambe e piedi segnati dalle ferite del percorso. Segue un gesto che colpisce chi assiste per la prima volta: le ferite vengono disinfettate immergendo piedi e gambe in tinozze di vino rosso paesano. Sacro e profano si toccano, come accade spesso nelle feste del Mezzogiorno. Il sindaco l'ha definita «molto più di una gara sportiva: un gesto di forte identità».
La tradizione affonda le radici tra la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento, all'epoca della dominazione francese. Il racconto tramandato in paese narra che alcuni fucilieri francesi, impegnati in esercitazioni sul monte Serra San Giacomo, deridessero i pastori del posto che pascolavano il gregge a piedi nudi. Ne nacque una sfida di corsa lungo il pendio: i pastori scalzi, abituati a quelle pietre, ebbero la meglio sui soldati con gli scarponi. Da quello sberleffo è nata una delle prove più singolari del panorama festivo italiano, oggi ripetuta ogni anno per devozione più che per agonismo.
Subito dopo la corsa si svolge il torneo di lotta greco-romana, altra disciplina di lunga tradizione a Salvitelle, con incontri all'aperto e premiazione finale davanti al pubblico. Nei giorni che precedono la domenica patronale il cartellone comprende abitualmente anche tornei e attività sportive per i più giovani, come il torneo di calcio notturno in località San Giorgio.
La parte civile della festa si sviluppa nell'arco di più giorni. Le piazze del paese — piazza Belvedere e piazza San Sebastiano sono i due poli abituali — ospitano concerti serali, con una particolare attenzione alla musica popolare campana e alla tammurriata. Al mattino della domenica patronale un complesso bandistico percorre le vie del borgo, mentre gli spettacoli pirotecnici scandiscono il mezzogiorno e la mezzanotte. Negli anni il programma ha ospitato anche nomi noti della scena musicale italiana e progetti dedicati alle tradizioni sonore del Sud.
Non mancano i momenti pensati per le famiglie, con giochi e gonfiabili per i bambini, e gli spazi di degustazione dei prodotti tipici della Valle del Tanagro, accompagnati dal vino locale. La festa si chiude di solito con le premiazioni e l'estrazione della lotteria.
La manifestazione è promossa dal Comune di Salvitelle insieme all'Associazione Comitato Festeggiamenti San Sebastiano Martire, con il sostegno della Provincia di Salerno e il co-finanziamento della Regione Campania. L'obiettivo dichiarato dall'amministrazione è fare di Salvitelle un punto di riferimento per le antiche tradizioni popolari del Mezzogiorno: un'ambizione che, ogni fine agosto, trova conferma nella partecipazione del paese e dei comuni vicini.
Alla data di redazione di questa scheda il Comune di Salvitelle e l'Associazione Comitato Festeggiamenti San Sebastiano Martire non hanno ancora pubblicato il calendario dell'edizione 2026. La festa segue però da sempre lo stesso riferimento: l'ultima domenica di agosto, con alcune serate di avvicinamento nei giorni precedenti.
Chi vuole assistere alla corsa a piedi nudi o alla processione può quindi orientarsi sull'ultimo fine settimana del mese, verificando le date esatte sui canali del Comune di Salvitelle prima di mettersi in viaggio. Appena il programma sarà diffuso, questa pagina verrà aggiornata con orari, luoghi e nomi degli ospiti musicali.
Salvitelle si raggiunge comodamente in automobile: il borgo si trova nella Valle del Tanagro, nella parte interna della provincia di Salerno, ed è collegato ai centri vicini dalle strade provinciali. Nei giorni della festa la circolazione nel centro storico è limitata: conviene lasciare l'auto nelle aree di sosta all'ingresso del paese e proseguire a piedi.
Le celebrazioni religiose, la processione, la corsa a piedi nudi e i concerti in piazza si svolgono in spazi pubblici all'aperto e sono tradizionalmente ad accesso libero. Le uniche spese riguardano la ristorazione e gli stand gastronomici.
Per seguire la corsa lungo il sentiero del monte Serra San Giacomo servono scarpe chiuse, acqua e un po' di allenamento; il tratto finale in paese resta il punto migliore per assistere all'arrivo dei podisti. Le serate di fine agosto nell'entroterra possono essere fresche: meglio portare una felpa. Per il programma aggiornato conviene rivolgersi al Comune di Salvitelle o al Comitato Festeggiamenti.
L'offerta ricettiva a Salvitelle è limitata: agriturismi, bed and breakfast e piccoli alberghi si trovano nei comuni vicini della Valle del Tanagro e del Vallo di Diano.
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Centro storico e monte Serra San Giacomo