L'antico rito dei serpari in onore di San Domenico Abate nel borgo di Cocullo
Nel cuore della Valle Peligna, arroccato tra i monti della provincia dell'Aquila in Abruzzo, il minuscolo borgo di Cocullo — poche centinaia di abitanti — diventa una volta l'anno il centro di una delle celebrazioni popolari più affascinanti d'Italia. Il 1° maggio si rinnova la Festa di San Domenico Abate e il Rito dei Serpari, un evento in cui la devozione religiosa si fonde con antichissime tradizioni legate al culto dei serpenti.
San Domenico Abate, monaco benedettino originario di Foligno, fondò numerosi monasteri tra il Lazio e l'Abruzzo attorno all'anno Mille. Secondo la tradizione, lasciò a Cocullo un dente e un ferro del suo mulo, custoditi come reliquie: da questi nacque la fede popolare nel santo protettore contro il morso dei serpenti, il mal di denti e la rabbia. Studiosi come Ernesto De Martino hanno collegato questo rito al culto preromano della dea Angizia, venerata dai popoli italici dei Marsi e dei Peligni come divinità capace di proteggere dal veleno dei serpenti.
Protagonisti assoluti della festa sono i serpari, eredi degli antichi ciarallai, custodi di un sapere tramandato di generazione in generazione. Nelle settimane che precedono la festa, quando la neve si scioglie, catturano nei boschi circostanti quattro specie di serpenti rigorosamente non velenosi: il cervone, il saettone, la biscia dal collare e il biacco. Gli animali vengono custoditi in apposite cassette di legno e nutriti fino al giorno della processione, per poi essere liberati nel loro habitat naturale al termine dei festeggiamenti.
Il momento culminante arriva a mezzogiorno, dopo la Santa Messa solenne: la statua di San Domenico viene ricoperta dai serpenti vivi dai serpari e portata in processione lungo le vie del centro storico. È uno spettacolo di grande impatto emotivo, accompagnato dalle giovani del paese che recano sul capo ceste di ciambellani, i tradizionali pani votivi. Molti fedeli tirano con i denti la catenella della campanella del santo, gesto propiziatorio contro i mali dei denti, e raccolgono la terra benedetta dalla grotta dietro la nicchia del santo.
La festa richiama ogni anno decine di migliaia di visitatori da tutta Italia e dall'estero. È in corso la candidatura del rito a Patrimonio immateriale dell'UNESCO, guidata dall'antropologa Lia Giancristofaro. Il Santuario di San Domenico, purtroppo ancora chiuso a causa dei danni del sisma del 2009, resta al centro delle attese della comunità di Cocullo.
Giovedì 30 aprile (vigilia):
Venerdì 1° maggio:
L'edizione ha confermato la vitalità di questa tradizione, con la candidatura UNESCO ancora in corso e l'attesa per la riapertura del Santuario di San Domenico.
In treno: Cocullo dispone di una propria stazione ferroviaria sulla linea Roma-Sulmona-Pescara. In occasione del 1° maggio Trenitalia potenzia notevolmente i collegamenti, con treni straordinari da Roma, Avezzano, Sulmona e Pescara. È il mezzo più consigliato vista l'affluenza.
Il borgo è raggiungibile dall'uscita autostradale di Cocullo/Pratola Peligna sulla A25 Roma-Pescara. Data la grande affluenza, si consiglia di arrivare con largo anticipo e di seguire le indicazioni per i parcheggi allestiti nelle aree esterne al centro storico.
Indossare scarpe comode per le vie ripide del borgo, portare acqua e prevedere lunghe attese per la processione di mezzogiorno.
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Centro storico di Cocullo
Piazza Madonna delle Grazie, 67030 Cocullo