Il rito degli agnelli e la lana dei palli, ogni 21 gennaio sulla Via Nomentana
Il 21 gennaio la Chiesa fa memoria di Sant'Agnese, giovanissima martire romana uccisa agli inizi del IV secolo e sepolta lungo la Via Nomentana, dove sorge oggi la basilica che porta il suo nome. In questa data, nel Comune di Roma e più precisamente nel quartiere Nomentano, si rinnova una delle cerimonie più curiose e più fotografate della Capitale: la benedizione degli agnelli, tradizione documentata almeno dal XV secolo e legata a doppio filo alla liturgia papale.
Il nome Agnese richiama nella tradizione popolare l'agnello, simbolo di purezza e di sacrificio. Da qui l'usanza di presentare al Pontefice due agnellini, forniti dai monaci trappisti dell'Abbazia delle Tre Fontane di Roma e preparati dalle Suore della Sacra Famiglia di Nazareth, che li allevano e li rivestono con un mantello: uno bianco, a ricordare la verginità della santa, l'altro rosso, segno del martirio. Corone di fiori e nastri alle orecchie completano l'immagine, che ogni anno fa il giro del mondo.
Il gesto non è soltanto simbolico. Dopo la benedizione gli animali vengono affidati alle cure delle religiose e, in primavera, tosati. La lana passa allora alle monache benedettine del monastero di Santa Cecilia in Trastevere, che la lavano, la cardano, la pettinano e la tessono su telai storici, alcuni risalenti al Seicento. Il risultato sono i palli: strisce di lana bianca ornate da sei croci nere, insegna liturgica che il Papa benedice il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo, e che viene poi consegnata ai nuovi arcivescovi metropoliti di tutto il mondo come segno di comunione con la Sede di Roma. Un ciclo annuale che parte da una basilica romana e arriva in ogni continente.
Il complesso di Sant'Agnese fuori le Mura è uno dei luoghi più stratificati della Roma cristiana: la basilica costantiniana, quella onoriana del VII secolo con il celebre mosaico absidale, il vicino Mausoleo di Santa Costanza e un vasto sistema di catacombe visitabili. La comunità è affidata ai Canonici Regolari Lateranensi. Nel giorno della festa il santuario si anima di fedeli, curiosi, fotografi e famiglie del quartiere: la giornata è scandita dalle celebrazioni eucaristiche e dalla venerazione delle reliquie della martire.
Il rito della presentazione degli agnelli al Papa, sospeso negli ultimi anni del pontificato precedente, è stato ripreso il 21 gennaio 2026 da Papa Leone XIV. Gli agnelli sono stati presentati e benedetti nella Cappella di Urbano VIII del Palazzo Apostolico, prima dell'udienza generale, sotto la guida dell'arcivescovo Diego Giovanni Ravelli, maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie; sono poi stati accolti nel complesso basilicale della Via Nomentana. Una notizia che ha riportato molta attenzione su una consuetudine che rischiava di spegnersi.
Nel panorama delle feste tradizionali del Lazio, la Festa di Sant'Agnese occupa un posto a sé: non è una sagra né una rievocazione, ma una liturgia viva che continua a produrre, letteralmente, un oggetto sacro consegnato ogni anno alla Chiesa universale.
Il 21 gennaio 2026 la memoria liturgica di Sant'Agnese ha avuto a Roma un rilievo particolare. Dopo alcuni anni di interruzione, la tradizione della presentazione degli agnelli al Papa è stata ripresa da Leone XIV: nella mattinata, prima dell'udienza generale, i due agnellini sono stati presentati al Pontefice nella Cappella di Urbano VIII del Palazzo Apostolico Vaticano. Il rito è stato guidato dall'arcivescovo Diego Giovanni Ravelli, maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie.
Gli animali sono poi stati accolti e benedetti nel complesso della Basilica di Sant'Agnese fuori le Mura, dove la benedizione è stata impartita dall'abate generale dei Canonici Regolari Lateranensi, don Edoardo Parisotto. Erano presenti le monache benedettine del monastero di Santa Cecilia in Trastevere, guidate dalla badessa Maria Giovanna Valenziano, e le Suore della Sacra Famiglia di Nazareth, che allevano e rivestono gli agnelli. Gli animali indossavano i tradizionali mantelli bianco e rosso.
La comunità parrocchiale del quartiere Nomentano ha accompagnato la giornata con le celebrazioni eucaristiche e la venerazione delle reliquie della santa, in un santuario tra i più antichi della cristianità romana. L'accesso alla basilica è rimasto libero e gratuito.
La lana degli agnelli benedetti sarà tosata in primavera e lavorata dalle monache di Santa Cecilia in Trastevere per confezionare i palli, che il Papa benedice il 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo.
Basilica di Sant'Agnese fuori le Mura, Via Nomentana 349, 00162 Roma (quartiere Nomentano).
In autobus: linee lungo la Via Nomentana con fermata all'altezza di Sant'Agnese. In metropolitana: linea B fermata Bologna, poi bus verso la Nomentana, oppure linea B1 fermata Sant'Agnese/Annibaliano, a pochi minuti a piedi. In auto: parcheggio difficile in zona, meglio i mezzi pubblici.
Ingresso libero alla basilica. Complesso visitabile tutti i giorni indicativamente 7.30-12.00 e 15.00-19.30. Messe feriali alle 8.00 e alle 19.00; nei giorni festivi alle 8.00, 10.00, 11.15, 12.30 e 19.00. Per gli orari specifici del 21 gennaio è consigliabile verificare in anticipo.
Le catacombe di Sant'Agnese e il Mausoleo di Santa Costanza si visitano con biglietto a parte e orari propri: informarsi in loco o telefonicamente.
Ufficio parrocchiale: +39 06 8620 5456 - [email protected] - www.santagnese.net
Gennaio a Roma può essere freddo e umido: abbigliamento adeguato. Trattandosi di un luogo di culto, è richiesto un abbigliamento rispettoso e silenzio durante le celebrazioni.
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Basilica di Sant'Agnese fuori le Mura
Via Nomentana 349, 00162 Roma